di Andromeda—-

“La nebbia agli irti colli piovigginando sale….”. L’incipit della nota poesia di Carducci, suscita ricordi del passaggio tra la stagione autunnale e quella invernale e sembra far rivivere le immagini e i profumi che il poeta descrive in modo sintetico quanto efficace.

L’origine dell’Estate di San Martino, è legata alla leggenda che narra di un soldato romano, Martino appunto, che divise a metà il suo mantello per far proteggere dal freddo un povero. Dopo il dono,  improvvisamente cessò la pioggia e si alzò la temperatura,  come se ci fosse un ritorno all’estate. Nella cultura contadina, il periodo è associato alla fine dei lavori agricoli, alle preparazioni delle scorte invernali, all’apertura del vino novello, agli assaggi festosi dell’olio nuovo.

Con il cambiamento climatico non è più prevedibile cosa succederà nel periodo vicino all’11 novembre, giorno di San Martino, potrebbe persino arrivare più freddo invece che più caldo.

Anche nel Lazio, che pure è una regione che non ha sofferto della siccità meridionale e delle forti alluvioni dell’Italia settentrionale, si sono registrati danni alle coste e all’agricoltura. Abbiamo poco da festeggiare per l’estate di San Martino, non solo perché siamo ormai lontani da quella cultura contadina che scadenzava con feste e riti i passaggi stagionali, ma anche perché questi passaggi sono sempre più incerti e minacciosi.

C’è un problema che non riguarda la nostalgia, ma lo sguardo verso un futuro a cui mettere rapidamente rimedio.