di Loredana Fraleone—-
Si sono svolte nel comune di Castel Sant’Angelo (RI), presso le fonti del Peschiera, due giornate di studio e di incontro per approfondire la conoscenza dell’acqua nel suo rapporto con le popolazioni e individuare azioni utili a bloccare il processo di trasformazione di un diritto fondamentale e risorsa vitale in una merce da acquistare.
Associazioni ambientaliste locali hanno organizzato le due giornate, che sono state inserite in un festival chiamato “Insorgente”, in riferimento al luogo dove nasce il fiume Peschiera, il più importante approvvigionamento d’acqua per la Capitale.
“InSorgente nasce come critica alla speculazione e come costruzione di nuove visioni sull’acqua tra passato, presente e futuro”.
La gestione dell’acquedotto del Peschiera è in mano alla multinazionale ACEA, che ne trae grandi profitti e con la connivenza del sindaco di Roma Gualtieri, socio di maggioranza (51%) della società, pur ammettendo una dispersione di acqua tra il 40 e 60% ha deciso, invece di riparare le condutture, di aumentare il prelievo di acqua raddoppiandolo.
L’operazione comporta circa due miliardi di spesa e la costruzione verrebbe messa in opera da ACEA stessa, che ricordiamo al suo interno ha azionisti come SUEZ S.A e Caltagirone.
Il fiume, di cui si possono ammirare, nei pressi delle sorgenti, le acque cristalline, ha una portata d’acqua eccezionale, la più grande dell’Appennino e la seconda in Italia, ma tale caratteristica costituisce anche la sua disgrazia, stante il super sfruttamento a cui soggetto.
La popolazione del posto ha già notato un calo del suo livello, a causa dei cambiamenti climatici, e la preoccupazione è che con l’aumento del prelievo alle fonti si verifichi una vera e propria devastazione ambientale del sistema ecologico che lo circonda.
L’opposizione al progetto, per un periodo circoscritta ad associazioni del territorio, è ormai condivisa da tutti i comitati che a livello regionale combattono perché l’acqua torni ad essere gestita dai territori in modo pubblico e solidale, come era stato sancito dal Referendum del 2011, largamente ignorato. ACEA rappresenta, grazie al sistema politico regionale bipartisan che la sostiene, il pericolo maggiore per una totale privatizzazione dell’acqua.
La proposta di Forza Italia, appoggiata dal PD di costituire un’unica gestione regionale va in quella direzione, ma dovranno fare i conti con i comitati per l’acqua pubblica che stanno crescendo nei territori, anche a causa dei problemi che aumentano, dal caro bollette alla qualità e quantità dell’acqua disponibile.
