di Fausta L’Insognata Dumano—-
Spegnete la luce a Palazzo Jacobucci e buttate via quelle Mimose che oggi nei corridoi della Provincia hanno l’odore stantio dell’ipocrisia.
Lo spoglio è finito e il verdetto è una sberla in pieno viso:12 eletti,12 uomini nel giorno delle donne, 8 marzo.
La politica frusinate ha scelto di tornare al bianco e nero cancellando con un colpo di spugna quella metà del cielo che tiene in piedi i nostri comuni. Proprio quest’anno mentre si riempiono la bocca con le celebrazioni per gli 80 anni del voto alle donne.
Le nostre nonne, le nostre bisnonne del ‘46 correvano alle urne per conquistare il futuro, qualcuno ha invece restaurato il passato. Un consiglio provinciale monocratico, una distesa di giacche nere dove non ci sta spazio per una voce femminile. Non è una sfortunata coincidenza. È il risultato dei grandi elettori del patriarcato dove il potere si decide tra gli uomini per gli uomini.
Il voto “ponderato” ha pesato la fedeltà ai capi, in un banchetto per intimi non ha partecipato Rifondazione, una scelta di coerenza contro la legge Delrio che ha trasformato le province in enti fantasma dove il popolo è stato sfrattato.
Come si può pianificare il futuro delle scuole, dell’ambiente, dei servizi sociali con un occhio solo?
Le candidate c’erano, ma sono state figurine per riempire le liste, mentre al maschile si consumavano strane alleanze al maschile come ad Isola del Liri tra Fratelli di Italia e Pd.
Questo consiglio è zoppo, orfano di quella sensibilità che la politica maschile considera solo un accessorio.
