di Loredana Fraleone—-

E’ in crescita in tutt’Italia la produzione  agricola biologica, in particolare nel Lazio il 27% della superficie agricola utile (Sau) è occupata da colture biologiche e su 500 milioni di entrate nei 60 distretti biologici italiani il 20% è da attribuire al Lazio.

Un ettaro su 5, in Italia, è occupato da coltivazioni bio, mentre nel Lazio è persino superiore, arrivando a uno su 4. La provincia che raggiunge la quota più alta è quella di Viterbo con il 42% di quella regionale, seguita da Roma con il 23% e Rieti con il 19%. Proprio nella provincia di Viterbo si trovano infatti il 43% delle aziende bio, quasi la metà dell’intera regione.

Tutto bene dunque? Sicuramente la crescita delle coltivazioni bio è un fatto positivo, per la salute umana e quella dell’ambiente, ma bisogna fare molta attenzione ai controlli e ai meccanismi con i quali vengono dati i contributi da parte della Regione. A proposito della provincia di Viterbo, i finanziamenti più alti con 800 euro ad ettaro riguardano la coltura dei noccioleti, oltre a viti, meli, peri, susini e peschi. I noccioleti, che nell’area sud della provincia costituiscono ormai una monocoltura, fruiscono dei finanziamenti per gli impianti bio, ma fino a 5 anni non producono, dopo di che vengono invece trattati con fitofarmaci e rappresentano un problema molto importante per la salute di chi ci lavora e  abita nella zona.

E’ fondamentale quindi non solo che siano effettivamente realizzati i controlli per le colture presentate come bio, per usufruire dei finanziamenti, ma anche intervenire su meccanismi che indirizzano ingenti risorse per impianti di colture bio, che lo sono solo finché non cominciano a produrre.