di Nilde Guiducci e Laura Supino *—-
La nostra storia di amicizia e impegno con Claudio lega insieme molti percorsi, fino a confluire nell’esperienza di Alice Nella Città con le occupazioni al Celio, poi del Cinema Doria, la più lunga e significativa, e infine della Casa del Popolo di Valle Aurelia. Venivamo da esperienze diverse. Per alcuni di noi l’impegno era nato con Democrazia Proletaria, il piccolo partito dalle grandi ragioni che innovò la politica alla sinistra del PCI.
Quella stagione fu ricca di elaborazioni, di cultura, di sperimentazioni ma tutte le riunioni, gli attacchinaggi, le iniziative finivano davanti ad un piatto di pasta e ad un bicchiere di vino. Claudietto, così lo avremmo chiamato per sempre, ne divenne da subito un protagonista importante: un po’ il compagno – fratello più piccolo, che si divertiva a giocare in questo ruolo ma ben presto, anche responsabile del Dipartimento Giovani di Roma e fu da subito un leader capace e coinvolgente. Facevamo politica divertendoci, aprendoci a temi nuovi quali la sessualità, allora cosa insolita per un partito; ricordiamo un convegno “Ciao Sesso”, condotto assieme al Mario Mieli, che coinvolse molti e molte fra i più giovani.
L’impegno nel movimento per la pace fu una scelta naturale per molti e molte di noi, con la partecipazione ai comitati, alle grandi manifestazioni, ai blocchi a Comiso e ai sit –in sotto il Parlamento contro gli euromissili. Di lì a poco, con l’occupazione della Casa del Popolo di Via Capo d’Africa, sarebbe nata Alice nella città, che si spostò poi al cinema Doria, sottraendo uno storico spazio culturale alla speculazione e al progetto di farne un supermercato. Infine, ci fu la parentesi della Casa del Popolo di Valle Aurelia. L’esperienza collettiva di Alice nella città, dove convivevano varie anime politiche, è stata ricchissima di idee e di innovazione. La nascita dei campi alternativi della sinistra europea, dove abbiamo incontrato le realtà giovanili di altri paesi, ci apriva ad altre prospettive, l’esperienza del pacifismo ci insegnava un modo diverso di fare politica.
“Alice nella città” divenne un centro sociale molto diverso dagli altri che già occupavano lo spazio romano e con i quali avevano comunque buoni rapporti. Non di rado ci prendevano in giro definendoci un po’ “aristocratici” o “fricchettoni”. Alice fu un’esperienza totalizzante, non esistevano limiti tra la politica e la propria esistenza, tutto era connesso, tutto si mescolava. Nel centro sociale, l’attenzione a territorio e istanze sociali conviveva con mille fermenti artistici e creativi, in un mix di vitalità che voleva sottrarsi alle logiche di mercato: il cinema, il teatro, la musica, la fotografia, la poesia le arti grafiche si intrecciavano animate da giovani artisti.
Claudietto, era al centro di questo piccolo universo in cui ci siamo amati e divertiti, al centro di questo piccolo mondo, migliore e possibile. Oggi, pieni di tristezza e con affetto immenso lo salutiamo, con la promessa di non dimenticarlo mai.
* Collettivo Alice nella città
