di Francesco Esposito *—-
‘Investire in Roma 2026′, il grande summit che mercoledì 21 ottobre doveva riunire i rappresentati dei più grandi attori immobiliari internazionali che negli ultimi anni stanno investendo nella Capitale al Museo dell’Ara Pacis, non si terrà. Almeno per ora. Al convegno, organizzato da Il Sole 24ore Eventi dovevano partecipare anche l’assessore capitolino al Patrimonio e alle Politiche Abitative Tobia Zevi e quello all’Urbanistica Maurizio Veloccia, in rappresentanza del sindaco Roberto Gualtieri, che ha dovuto disdire la sua presenza. Ma l’evento è stato “rinviato a data da destinarsi”, come si legge sulla pagina ufficiale, “per motivi legati all’ordine pubblico e in via precauzionale”.
Numerosi collettivi e comitati, dall’Arci ai contrari a grandi opere immobiliari come lo studentato privato agli Ex Mercati Generali di via Ostiense o i nuovi condomini della Montagnola, avevano annunciato una protesta fuori dalla sala con lo slogan di “Fuori i fondi immobiliari dalla città”. Nel volantino diffuso sui social, un gigante in giacca e cravatta passa su una strada di Roma una grossa aspirapolvere con i loghi di alcuni fra le grandi società che dovevano partecipare al convegno. “Istituzioni, fondi e operatori immobiliari siedono allo stesso tavolo per decidere il futuro della Capitale: chi ci vive e ci lavora non è stato invitato”. Scrivono i contestatori in un comunicato. “E per l’occasione un museo pubblico viene prestato a chi vuole fare di Roma un tempio della speculazione! I Grandi investitori e la giunta capitolina stanno trasformando i nostri quartieri in patrimonio da mettere a rendita”.
L’accusa non è quindi solo verso le varie Spa e Sgr (Società di gestione del risparmio), ma anche contro il Campidoglio, indicato come complice. Soprattutto attraverso la retorica della rigenerazione urbana, “parte integrante del modello capitalista di governo del territorio”. Nella Capitale lo porta avanti la giunta Gualtieri, con il sostegno della Regione guidata da Rocca – continua il comunicato -. Ma centrosinistra e centrodestra lo applicano allo stesso modo in tutta Italia, dai comuni alle regioni. Prima si dipinge un quartiere come degradato, poi lo si svende e lo si rende esclusivo. Il centro diventa un parco a tema per turisti, mentre classi popolari e ceto medio impoverito vengono spinti verso le periferie o fuori città”.
Forse per questioni di sicurezza o per evitare che l’attenzione si focalizzasse più sulle voci fuori dalla sala che su quelle all’interno, ‘Investire in Roma 2026′ non si terrà domani. Fra i relatori che dovevano intervenire anche Ofer Arbib, Ceo di Colliers Global Investors Italy SGR, Domenico Bilotta, Managing Director Investire SGR, Gabriele Bonfiglioli, Chief Investment officer COIMA, ed Elena Cattani, Regional Development Director Italy The Social Hub. Tutti rappresentanti delle società che posseggono o hanno in concessione alcuni dei più grandi progetti immobiliari di Roma. “La decisione è stata presa per garantire la sicurezza e la tranquillità di tutti i partecipanti – conclude la nota de Il Sole 24 ore Eventi -. La nuova data sarà comunicata appena definita”.
La notizia è stata accolta come un successo dagli organizzatori del presidio di protesta, che al momento resta confermato. “Abbiamo vinto”, esulta sui social Luca Blasi, assessore alla Cultura del III Municipio ed esponente di Alleanza Verdi e Sinistra. “È cambiata l’aria a Roma: non si può essere i principali attori della cacciata dei settori popolari dalla città e poi venire nel centro desertificato dalle persone vere a raccontare la grande occasione che i fondi rappresentano per la metropoli tutta. Spin Time ha mostrato più di altre situazioni la vera faccia di queste holding: un capitalismo sfrenato senza cuore con complicità importanti nelle amministrazioni e con proprietà e azioni in tutti i principali mezzi di informazione. L’aria è cambiata”.
*pubblicato su Fanpage.it il 20 ottobre 2026
