di Marco Crociati—- 

Il 6 ottobre scorso, all’età di 95 anni, ci ha lasciati un grande compagno, Vladimiro Chellini, Capo  Deposito Istruttore dei macchinisti ferrovieri. Non facciamoci influenzare dall’età perché a 95 anni era ancora molto attivo nella sua comunità di Passignano sul Trasimeno, dove si era trasferito da pensionato.

La comunità soffre la sua perdita non solo per la memoria storica di un compagno che ha vissuto da adolescente la seconda guerra mondiale, ma proprio perché la sua lucidità e vitalità, a 95 anni, avevano ancora molto da dare tanto ai giovani quanto agli anziani per i quali attualmente si stava battendo per la ristrutturazione della palestra del centro anziani.

La lotta politica è stata sempre nel suo sangue, tra l’altro molto coinvolto anche nel gruppo donatori di sangue del deposito, dove l’ho seguito.

Più volte segretario della sezione ferrovieri romani del PCI e poi figura di spicco nella FILT CGIL Roma, dove più volte, se riteneva necessario, non faceva mancare le critiche. La sua cultura politica, molto curata con studi continui anche sulla evoluzione internazionale lo hanno portato a ricoprire il ruolo di docente nella scuola di partito del PCI di Frattocchie (Roma) negli anni 70/80.

Nel 1980 le Ferrovie dello Stato assumono, per la prima volta, allievi macchinisti direttamente dall’esterno, cioè giovani diplomati che senza passare per la qualifica di aiuto macchinista, dopo un corso tutto da inventare, sarebbero andati a ricoprire la qualifica di Primo Macchinista. Noi eravamo tra quei giovani, eravamo il primo corso Allievi Macchinisti in Prova (1° M.I.P. 1980). A Roma San Lorenzo non si sgomitava per accaparrarsi questo corso tutto da costruire. Ne furono organizzati due per circa 50 assunti, uno assegnato a Vladimiro per la trazione elettrica, dove capitai io, ed uno assegnato a Giancarlo Masella per la trazione diesel.

Iniziammo un percorso molto impegnativo per noi, anche se freschi di studi, figuriamoci per Vladimiro che fu costretto e rimettersi sui libri la sera per approfondire le conoscenze di meccanica, elettrotecnica e fisica per poi portare un corso eterogeneo ad un livello di preparazione omogeneo in quanto provenivamo da vari indirizzi scolastici.

Con appunti e approfondimenti ai quali tutti noi contribuimmo ci portò a guidare i treni da primo macchinista in soli 15 mesi.

Dopo di noi seguirono a breve altri corsi per allievi macchinisti in quanto il nostro risultò estremamente selettivo, con prova scritta e orale, per cui in futuro si eliminò la prova scritta e dopo altre sessioni si fecero altre scuole sempre assegnate a Vladimiro che lo accompagnarono al meritato pensionamento con soddisfazione.

Si trasferisce a Passignano sul Trasimeno, non per fare il pensionato ma per mettersi al servizio della comunità che aveva nel cuore, finalmente a tempo pieno. Vive e soffre le lacerazioni del PCI ma il suo impegno politico non viene meno e culmina con l’elezione a Sindaco di Passignano. La sua passione e l’impegno non passano inosservati, per esempio ottimizza una innovativa area di sosta per camper in prossimità del porto turistico.

Insomma Vladimiro è stato un compagno sempre, con continuità, con coerenza, con un impegno lineare e affidabile fino a pochi giorni dalla sua scomparsa. Noi suoi allievi abbiamo appreso le necessarie nozioni tecniche per svolgere il lavoro di macchinista, con professionalità e sicurezza, ma soprattutto abbiamo imparato ad essere onesti e altruisti anche nella vita.

La dedica che lui ci autografò sul libro di fine corso, nel marzo 1982, racchiude tutta l’essenza del nostro corso: “Mai fu più propizia la coincidenza tra una preziosa offerta e un’esigenza”.

L’ultimo saluto in forma laica si è svolto nella sala consiliare del comune di Passignano con il Sindaco, gli Assessori, parenti, amici e un nutrito gruppo di noi suoi ex allievi venuti da Roma in rappresentanza dei corsi tenuti da Vladimiro negli anni ’80. Dopo il commiato del Sindaco in rappresentanza della città il suo amico Roberto ha letto una lettera di saluto autografa che Miro aveva preparato, diretta a tutti ma soprattutto è un invito a continuare a lottare e, come poi ha ribadito con un appello accorato la nipote, ha esternato tutta la sua preoccupazione per la delicata situazione internazionale e nazionale. Un pensiero con il quale si svegliava ogni mattina e, ci ha detto poi la ragazza tra le lacrime, ci incitava ad unirci per fare qualcosa, qualsiasi cosa purché insieme! È stato un momento molto toccante e dovremmo tutti impegnarci per raccogliere il testamento di Vladimiro.

Grazie Miro. Ciao.