di Marco Bizzoni* e Giovanni Barbera**—-
Un’ondata di proteste sta attraversando le scuole della Capitale e non solo. In una sola settimana, la protesta si è diffusa: dal Cavour al Tullio Levi-Civita, dal Di Vittorio-Lattanzio al Montessori, fino alle recenti occupazioni dell’Enzo Rossi, del Machiavelli, del Newton e del Kant, insieme allo sciopero del Rossellini. Le voci delle studentesse e degli studenti risuonano chiare lungo i corridoi e nelle piazze: no alla “scuola-caserma”, no ai tagli all’istruzione pubblica, no all’invio di fondi alla filiera bellica a scapito del diritto allo studio e del welfare.
A queste rivendicazioni si affianca la dura critica verso scelte del governo, orientate verso una pericolosa deriva militarista, mentre il Paese affonda nel carovita, nella precarietà e nel disagio economico. Tra i decreti sicurezza, il tetto alle presenze straniere nelle classi e la prospettiva di una legge elettorale “truffa” tesa a blindare il potere riducendo gli spazi di democrazia e rappresentanza, la risposta studentesca si impone come un atto legittimo di resistenza e di partecipazione politica attiva.
Per questo Rifondazione Comunista di Roma esprime vicinanza e pieno sostegno alle studentesse e agli studenti in lotta. L’auspicio e l’invito è che questa lotta si estenda e che altri istituti seguano la medesima strada per rompere il silenzio sul finanziamento dell’industria degli armamenti a discapito della scuola, della sanità, del welfare. Ancora una volta sono i giovani ad indicare agli adulti la necessità di non accettare quietamente ed in silenzio politiche guerrafondaie, che arricchiscono banche e padroni, e il sostanziale nulla che viene opposto alla dura erosione della capacità di spesa e di vita della classe lavoratrice.
La radicalità della protesta richiede oggi una profonda responsabilità e una forte maturità organizzativa.
Affinché le occupazioni non restino episodi isolati o epifenomeno minoritario di piccole organizzazioni innamorate del proprio ego, occorre costruire percorsi di avvio delle occupazioni che tengano conto della necessità di alimentare consapevolezza anche nei giovani che vivono orgogliosamente il loro essere spoliticizzati, convinti di essersi autodeterminati e inconsapevoli che quella non è una loro libera scelta ma il frutto manipolatorio di social e media.
Ringraziamo quindi gli studenti e studentesse che si sono liberati dalle catene del conformismo qualunquista e individualista, ritrovando energie ed entusiasmo nell’azione politica come strumento collettivo di cambiamento della società. Le occupazioni sono una palestra di attivismo politico, di partecipazione democratica, di presa di parola di singoli che in modo collettivo intendono costruire direttamente il proprio futuro.
Rifondazione Comunista vi invita quindi ad andare avanti, a fare nuove occupazioni con la parola d’ordine del no a chi prepara la guerra, affermando che serve per la sicurezza, basta con il Genocidio di Gaza e il silenzio del governo italiano, basta con la criminalizzazione dei giovani dei decreti sicurezza, basta con le leggi razziste nella scuola ed il suo definanziamento.
Primo obiettivo deve essere l’ampliamento del consenso, per coinvolgere anche quella ampia fascia di studenti che non partecipa direttamente, i docenti e il personale scolastico. La scuola deve confermarsi un laboratorio vitale di democrazia partecipata, dibattito e crescita collettiva.
Per tutelare il valore di queste lotte, è però indispensabile garantire una rigorosa cura organizzativa all’interno degli spazi occupati. Gli ultimi episodi di cronaca — lanci di bottiglie, incursioni di esterni con danni alle strutture e alla strumentazione scolastica — mostrano il rischio reale che provocatori, elementi criminali o gruppi fascisti possano infiltrarsi nelle proteste per svuotarle di senso e devastare i beni comuni, generando una colpevolizzazione del movimento e offrire il fianco alla narrazione repressiva delle istituzioni, oltre che far ricadere i costi e le conseguenze sull’intera comunità scolastica.
La risposta a queste minacce deve essere l’organizzazione collettiva e la gestione responsabile degli spazi che impedisca a questi oscuri figuri di poter minacciare gli occupanti e il danneggiamento degli istituti.
La lotta che parte dalle aule non può rimanere chiusa all’interno delle mura scolastiche. La convergenza tra le vertenze studentesche, le proteste per il diritto alla casa e le mobilitazioni del mondo del lavoro trova nella difesa dei principi fondamentali della nostra Carta Costituzionale la sua naturale sintesi.
L’invito rivolto a tutti gli studenti e a tutte le studentesse è di trasformare la determinazione di questi giorni in partecipazione di massa: l’appuntamento è per sabato 17 ottobre a Roma (ore 13.30 in piazza della Repubblica). Scendere in piazza insieme alle realtà sociali, ai sindacati e alle associazioni è il passo necessario per costruire un grande e unito fronte sociale a difesa della Costituzione, contro la guerra, la precarietà e l’autoritarismo.
*Marco Bizzoni, referente gruppo scuola federazione PRC Roma, Castelli, Litoranea
**Giovanni Barbera, segretario federazione PRC Roma, Castelli, Litoranea
