di Giuseppe Carroccia—-
Preparata a marzo dall’ assemblea da una nuova generazione di delegati in rappresentanza della classe lavoratrice del futuro, si è tenuta sabato 23 maggio una manifestazione nazionale a Roma del sindacato Usb con al centro la parola d’ordine della centralità del protagonismo operaio.
Con rivendicazioni conseguenti aumenti salariali adeguati all’inflazione reale il che significa stipendi minimo 2000 euro al mese e pensioni a 1400, riduzione dell’orario di lavoro, difesa e ampliamento del salario sociale, lo Stato sociale, sanita, istruzione trasporti. Una nuova centralità dell’intervento pubblico nella società e nell’economia.
Al di là delle chiacchiere questo è il modo più efficace per contrastare l’economia di guerra e il riarmo sottraendogli risorse. Ed è anche il modo migliore per contrastare il processo di deindustrializzazione del paese sviluppando la domanda interna.
Con questa consapevolezza e legittimo orgoglio la classe operaia indica la strada a tutti e rivendica la propria funzione di direzione politica contro un padronato straccione che vive solo di rendita e subalternità ai grandi finanzieri internazionali.
Ma indica anche la strada maestra per difendere la democrazia dal neofascismo al governo.
Dalla fine dell’Unione Sovietica in poi in questi 30 anni le classi dominanti sono riusciti a svalorizzare il lavoro, a mortificare le classi subalterne e forti del dominio totale nell’informazione a convincere molti sfruttati che era possibile arricchirsi a scapito degli altri. A considerare la propria condizione solo provvisoria. A non votare o a votare a destra con la paura degli immigrati. Ma a parte qualche fortunato vincitore alle lotterie, in realtà tutti hanno visto peggiorare la propria condizione e quella dei propri figli costretti a emigrare all’estero per un salario dignitoso.
La guerra tra i poveri la vincono sempre i ricchi. E le elezioni le destre se non torna protagonista la lotta e la partecipazione.
Questo corteo ha iniziato un percorso di ricomposizione di classe: giovani e pensionati, lavoratori del pubblico e del privato tutti insieme ciascuno orgogliosamente dietro lo spezzone del proprio lavoro e della propria condizione ma insieme per una piattaforma unitaria.
Si riparte quindi da Slava Trudy, Gloria al lavoro, per ricostruire il futuro. Tantissimi giovani ben consapevoli di questo compito strategico.
Molti i partecipanti di Roma e del Lazio che hanno costituito il grosso dei 10000 che hanno sfilato da Piazza della Repubblica a San Giovanni visti i costi ormai proibitivi di treni e pullman.
Le delegazioni delle vertenze importanti non senza sacrificio erano comunque presenti.
Tanti i compagni e le compagne di Rifondazione negli spezzoni delle categorie.
Anche qualche isolata bandiera.
E’ mancata però una delegazione organizzata e una solidarietà attiva. Peccato.
Quella è una parte importante della nostra classe e della nostra storia.
Una parte decisiva per il nostro futuro.
