di Daniela Alessandri—-
A Roma, mentre il governo Meloni continua a presentarsi come ponte diplomatico tra Europa e Stati Uniti, nelle piazze della Capitale si è manifestata un’altra Italia: quella che rifiuta la subordinazione politica e militare agli interessi di Washington e denuncia apertamente il ruolo degli Stati Uniti nelle guerre e nelle destabilizzazioni internazionali. La visita del Segretario di Stato USA Marco Rubio ha infatti provocato proteste e mobilitazioni che hanno attraversato la città, già a partire dal giorno prima per arrivare poi a Piazza della Repubblica, trasformata in un punto di denuncia contro guerra, imperialismo e complicità occidentali nel genocidio in corso a Gaza.
Le contestazioni, iniziate giovedì 7, hanno intrecciato diversi piani politici. Da un lato la denuncia della complicità statunitense nel massacro del popolo palestinese e nel sostegno al governo israeliano di Benjamin Netanyahu; dall’altro la critica alla storica offensiva americana contro Cuba, ancora sottoposta a embargo e sanzioni. “Abbiamo contestato la presenza a Roma di Marco Rubio, complice del genocidio a Gaza e protagonista della campagna contro Cuba, che continua a resistere agli USA. Siamo al fianco di Cuba socialista, un Paese che ha scelto l’unica strada alternativa possibile alle barbarie dell’imperialismo”, hanno ribadito gli organizzatori.
Nel corso della mobilitazione è stata espressa solidarietà anche alla Freedom Flotilla e agli attivisti colpiti dalla repressione israeliana, in particolare Thiago e Saif, indicati dai manifestanti come vittime della violenza del sionismo israeliano contro chi tenta di rompere l’assedio imposto a Gaza.
La protesta ha inoltre collegato la politica estera alle conseguenze sociali interne. Secondo gli interventi dal presidio, le scelte di guerra e il pieno sostegno italiano alle strategie NATO e statunitensi stanno producendo effetti diretti sulla popolazione: aumento del costo della vita, rincari energetici, tagli sociali e impoverimento generale. “Mentre Rubio chiede allineamento bellico, gli italiani pagano il prezzo di rincari energetici insostenibili e di una crisi economica alimentata proprio dalle politiche di sanzioni e tensione permanente”, ha affermato Barbera.
Nel mirino delle contestazioni anche il governo di Giorgia Meloni, accusato di mantenere una postura totalmente subordinata agli interessi statunitensi pur tentando, in alcune occasioni, di simulare margini di autonomia politica. Per i manifestanti, le tensioni emerse nelle ultime settimane tra l’amministrazione di Donald Trump e alcuni governi europei non cambiano la sostanza di un rapporto segnato dalla dipendenza strategica e militare dell’Italia dagli Stati Uniti.
La giornata di protesta si è intrecciata anche con le mobilitazioni sociali e sindacali che hanno attraversato Roma, mostrando – secondo gli organizzatori – “la forza di un blocco sociale autonomo e indipendente, capace di unire giovani, studenti e lavoratori contro un governo che non ci rappresenta”.
Da Piazza della Repubblica, venerdì 8 maggio, il presidio di Rifondazione Comunista: “La mobilitazione che abbiamo animato oggi a Piazza della Repubblica non è stata solo una protesta, ma un atto di dignità politica necessario per rompere il silenzio su una visita che di diplomatico ha ben poco”, ha dichiarato Giovanni Barbera, membro della Direzione nazionale di Rifondazione Comunista e segretario romano del partito.
Dal presidio è partito un messaggio politico netto: Rubio non viene percepito come un interlocutore istituzionale neutrale, ma come uno dei principali rappresentanti della strategia statunitense di escalation militare e pressione geopolitica. Secondo i promotori della mobilitazione, la missione romana del Segretario di Stato americano rappresenta il tentativo di rafforzare il pieno allineamento dell’Italia all’asse atlantico nel pieno delle tensioni internazionali, dal Medio Oriente all’Europa orientale.
Un fronte che prova a saldare opposizione sociale e internazionalismo politico contro guerra, riarmo e precarizzazione.
Queste giornate di mobilitazioni contro Rubio hanno rappresentato il tentativo di riportare nello spazio pubblico una critica radicale all’atlantismo italiano e al ruolo del paese nello scenario internazionale. In una fase in cui il dissenso contro guerra e militarizzazione trova pochissimo spazio nel racconto dominante, le mobilitazioni di questi giorni hanno voluto affermare l’esistenza di una parte del paese che rifiuta di essere trascinata dentro una logica di guerra permanente e di subordinazione geopolitica agli interessi di Washington.
