di Loredana Fraleone—-

A Bassano Romano, l’associazione As.SUR organizza una scuola popolare gratuita per alunne e alunni che  hanno bisogno di un aiuto rispetto a difficoltà di vario genere. Da poco ne fruiscono anche tre sorelle curde irachene di 11, 14, 17 anni. Ragazze che nonostante i disagi passati e presenti riescono a sorridere e rendere ancora più motivante la nostra attività, volta a supportare il lavoro che  fanno le scuole che frequentano per integrarle.

Provengono dalla Svezia, dove frequentavano con successo un sistema scolastico, che a noi appare “approssimativo”, a fronte di quello italiano nonostante sia gravemente maltrattato da decenni,  dove il padre aveva un lavoro sicuro e i due fratellini con problemi di salute ricevevano l’assistenza necessaria.

Come mai si trovano ora in Italia, seguiti dall’ARCI di Viterbo che fa quel che può per garantire loro il minimo indispensabile?

La famiglia curdo-irachena, impossibilitata a restare in Iraq, era stata inizialmente accolta dalla Svezia, dove si era inserita molto bene. Nel 2022 però la Svezia insieme alla Finlandia ha chiesto di entrare nella NATO, ma tale richiesta è stata poi subordinata, per la Svezia, all’accettazione di cacciare i Curdi, condizione posta dalla Turchia di Erdogan per non porre veti al suo ingresso nell’Alleanza Atlantica. la Svezia era accusata infatti di aver accolto i Curdi nonostante facessero parte di organizzazioni avverse alla Turchia e che il governo di Erdogan considera terroriste a prescindere. A quel punto il governo svedese, che aveva già modificato la propria Costituzione in senso restrittivo, ha messo in atto la richiesta della Turchia, ottenendo il via libera per l’ingresso alla Nato nel 2024.

Conosciamo bene queste vicende e abbiamo sostenuto e sosteniamo con azioni politiche il diritto all’autodeterminazione del popolo curdo diviso tra 4 stati diversi, ma quando si entra in contatto con persone concrete con problemi concreti, che debbono ricostruire la propria vita a partire dall’imparare una nuova lingua, far fronte a difficoltà di trovare un lavoro senza  conoscerla, avere a che fare con servizi sociali e sanitari carenti, si tocca con mano la situazione terribile che vivono tanti, troppi profughi, destinati ad aumentare in un mondo in cui sta diventando “normale” la guerra, la negazione di diritti fondamentali, la discriminazione sociale e politica.  

Come ha scritto Denise Bilgin in “Pioggia di nuvole”: “Questa è la storia di coloro che, quando la loro terra gli viene rubata, sono costretti a vagare per il mondo.”

Tante e tanti sono tra di noi e i loro diritti sono ormai intrecciati con i nostri, per questo lottare per  i loro vale  anche per i nostri.