di Giuseppe Carroccia—-
Sotto una pioggia allagante martedì 16 dicembre il Furgone dei Commedianti è sbarcato nel parco di Villa Lazzaroni per una prima romana del loro ultimo spettacolo: Coppia Aperta di Franca Rame e Dario Fo.
Il Parco infatti contiene, oltre gli uffici municipali, un bellissimo teatro nel quale negli anni scorsi si sono svolte molte iniziative culturali importanti, tra le altre l’inaugurazione della mostra di artisti contro la guerra La Crociata dei bambini.
Il parco, polmone verde, insieme al più grande e vasto della Caffarella, con i cancelli sulla via Appia davanti a dove un tempo c’era il cinema Diana e oggi la libreria Feltrinelli, è un polmone verde del quartiere Appio, vicino all’ex Deposito Stefer, all’Alberone, alla sede del Comitato di Quartiere. Nel cuore insomma della Roma popolare, dove quest’anno hanno svolto le loro feste l’ Anpi e la Cgil.
La tournée ha toccato anche, oltre ovviamente Frosinone, Cave, Veroli prima della trasferta romana.
Questo testo, cavallo di battaglia della Compagnia, è uno dei più rappresentati oggi della coppia storica del teatro italiano perché manifesta, a oltre quarant’anni della stesura una straordinaria attualità.
La nuova prova, rispetto alla precedente recensita sempre su Visto da qui, ne ha esaltato questo aspetto, sia con un testo più asciutto, sia nella recitazione, più fisica e agonistica, resa possibile sia dello spazio più ampio del palco sia da una scenografia essenziale. Una regia matura e originale di Luciano D’Arpino che con pochi elementi essenziali, luci e musica, fa calare subito il pubblico, nel cuore della vicenda e della questione. Con la Canzoni di Giorgio Gaber che introduce la contraddizione, o forse l’antinomia, insolubile.
Una partita a ping pong, a tennis, di battute e ragionamenti in cui i due protagonisti, marito e moglie, evolvono in modo asimmetrico le loro personalità fino allo scoppio finale: al Match Point.
Grazie alla bravura dei due interpreti, Francesca di Fazio che quasi sempre batte il servizio e Paolo Trento, il testo riesce a correre sui due binari del dramma e della commedia, con l’incombente deragliamento del suicidio, consentendo allo spettatore di ridere sotto i baffi e alle spettatrici di sorridere senza perdere la concentrazione in una narrazione che corre su una corda tesa e in un’ora e mezza riesce a sviluppare parecchi mesi, forse anni di avvenimenti delle due parallele esistenze, che sembrano destinate a non incontrarsi mai.
Un paio di risate sonore a scena aperta hanno un po’ provvisoriamente spezzato la tensione fino al finale con l’ingresso del terzo interprete, Maurizio Trasolini l’amante di lei, che è anche l’autista del Furgone, con cui questa compagnia di Attori Veri speriamo tornino presto a Roma per una replica. BIS.
