di Giuseppe Carroccia—-
Tempestiva e ben riuscita iniziativa del Circolo Ambrogio Donini di Roma domenica 7 settembre per ricordare la vittoriosa Resistenza del popolo cinese contro l’invasione del fascismo giapponese alleato con le forze dell’asse di Hitler e Mussolini.
Quest’anno il 3 settembre ricorre infatti l’Ottantesimo anniversario della vittoria che è stato ricordato a Pechino con una serie di celebrazioni che hanno per diversi giorni occupato le pagine e gli schermi di tutti i giornali e telegiornali del mondo.
Un contributo alla causa della lotta al nazifascismo che ha visto morire oltre 30 milioni di cinesi vittime della ferocia criminale dell’esercito giapponese che si è macchiato di orrendi crimini di cui il più efferato la strage di Nanchino con oltre 300 mila morti e 80 mila stupri. Un comportamento disumano pari solo a quello dei nazisti in tutte le occupazioni che li videro protagonisti, Cina e Corea in particolare.
Una pagina di storia rimossa dalla storia occidentale e poco conosciuta e valorizzata anche dalle forze di sinistra e democratiche occidentali. Per tacere del negazionismo idiota e ignorante della responsabile esteri della Commissione europea l’estone Kallas che in questi giorni ironizzava sul contributo cinese alla vittoria nella Seconda Guerra Mondiale: “Che c’entrano la Cina e la Russia?” chiedeva ai giornalisti in un inglese imbarazzante.
Le classi dominanti chiedono ormai ai loro portavoce istituzionali non solo una obbedienza cieca, ma anche encefalitica.
Giovanni Barbera ha introdotto i lavori che oltre a questo debito di riconoscenza verso il popolo cinese e verso il Partito Comunista di Mao e Ciu en lai ha anche affrontato il tema dei campi di concentramento fatti dal fascismo per rinchiudere i circa 800 cinesi con le loro famiglie che vivevano in Italia allo scoppio della guerra.
Su questo aspetto sono anche intervenuti il sinologo Daniele Brigadoi Cologna che ha ricordato il contributo dei nazionalisti di Chiang Kai Shek, Marco Wong presidente onorario di Associna, Luna Cecilia Kwok editrice e scrittrice, figlia dell’autore del libro che per primo ha fatto conoscere la vicenda dei campi di concentramento.
Silvio Marconi, antropologo storico ha ben documentato invece con molti esempi il rapporto controverso del nostro paese verso la Cina ripercorrendo i tratti essenziali da Marco Polo a oggi mostrando come le classi dominanti hanno cercato di indurre in connessione tra loro un sentimento anticinese e uno filo giapponese (sinofobia e nippofilia).
L’introduzione, le relazioni, gli interventi e il dibattito sono reperibili sulla pagina Fb della Federazione di Roma. Vale la pena ascoltarli per capire un mondo lontano che si sta sempre più avvicinando.
Oltre 50 i partecipanti in presenza di cui la metà di origine cinese. Un piccolo passo verso una migliore conoscenza tra i popoli dal basso, ma con ragionamenti di alto livello.
Altre iniziative seguiranno sicuramente. Roma è città ideale per questo impegno.
Due formazioni storiche dal passato la Roma e la Cina antica che hanno ancora molto da insegnare al mondo.
Anni fa il Comune di Roma organizzò ai Fori imperiali una bellissima mostra su questo tema con l’esposizione di centinaia di soldati di terracotta dell’esercito cinese con valutazioni e paragoni storici con quello romano.
Altri temi possono essere valorizzati dal lavoro, all’artigianato, al Diritto, all’impegno per la Pace nel mondo.
La fiamma del Dragone sta finalmente sciogliendo il ghiaccio: che cento fiumi scorrano e cento fiori fioriscano. San Giorgio può finalmente rinfoderare la lancia.
Non siamo destinati per forza alla guerra.
Forse la stessa annosa questione di Taiwan Formosa potrà risolversi pacificamente se come sembra gli eredi del Partito nazionalista vinceranno le elezioni. Sono favorevoli infatti a un processo di unificazione: hanno capito come va il mondo con i Brics e il Multipolarismo e nel loro caso la Cina è veramente vicina e gli Usa sono lontani e in crisi. E sono americani, mica cinesi.
