di Loredana Fraleone—-
“Mamma li Turchi!” è un’espressione caduta in disuso negli ultimi anni, ma che è rimasta nei secoli a segnalare un pericolo proveniente dall’esterno. Memoria antica delle scorrerie dei pirati saraceni e poi della distruzione di Otranto da parte dei Turchi alla fine del 1400.
Carica dell’antica apprensione e paura è stata la vicenda dell’arresto di due Turchi a Viterbo nei giorni della festa di Santa Rosa, talmente nota e frequentata da divenire patrimonio immateriale dell’umanità dell’Unesco.
Come ormai è costume, anzi malcostume, i media hanno subito gridato all’attentato terroristico verso l’affollato pubblico e le personalità, che assistono per tutto il percorso al trasporto della famosa “macchina” portata a spalla da un centinaio di facchini. Sembra ormai che più si terrorizzi l’opinione pubblica, più si venda l’informazione.
In realtà i due turchi sono stati arrestati, poche ore prima dell’inizio del corteo, in un B&B situato in un punto centrale del percorso e trovati ben forniti di armi, subito dopo altri cinque sono stati fermati a Montefiascone.
Le ipotesi delle forze dell’ordine escludono il terrorismo, come motivo della presenza del gruppo, ma poggiano sul traffico illegale di armi, mentre si sta approfondendo il possibile legame con la mafia turca, che è stata già oggetto di una operazione delle forze dell’ordine nel Viterbese.
Dopo l’esclusione dell’ipotesi del terrorismo, alcuni organi di stampa hanno continuato a parlarne, evidentemente un tema molto più “coinvolgente” del traffico di armi e della presenza della mafia turca, in una zona che non conosceva presenze di organizzazioni malavitose.
Secondo lo scrittore Saviano, divenuto uno specialista delle mafie, probabilmente si voleva far evadere Boyun, custodito nel carcere di Viterbo con il 41 bis, un capomafia turco che oltre alle attività illecite, fondate prevalentemente sulla droga e sostenute da molteplici omicidi, ha costruito un impero economico rivolto anche a investimenti in resort, b&b, discoteche ristoranti e tanto altro. I grandi profitti provenienti dalla droga consentono sempre più la rottura dell’argine tra attività lecite e illecite e la concentrazione dei capitali fornisce un potere immenso a chi lo usa non certo a beneficio delle popolazioni. Secondo le ultime indagini si tratterebbe di una scontro tra gruppi mafiosi turchi, interessati al nostro territorio.
Qualunque sarà l’esito delle indagini, la festa di Santa Rosa, che dalla fine di agosto ai primi di settembre interferisce con tutte le attività viterbesi, lascerà un’inquietudine, una preoccupazione per un futuro in cui la presenza di organizzazioni, che controllano una bella fetta di economia, cosiddetta legale, si colloca in un deserto di progettualità e risorse pubbliche, finalizzate a sostenere e valorizzare un territorio che avrebbe grandi potenzialità.
