di Roberta Cecili—-

In occasione della Giornata Internazionale della Donna di quest’anno vogliamo fare il punto sulla situazione del lavoro femminile nella nostra regione utilizzando i dati di Regione Lazio e della UIL Lazio

Il primo dato riguarda il tasso di occupazione nelle imprese che per le donne è del 38% circa contro il 62% degli uomini (in termini assoluti su 703 mila dipendenti le donne sono 266 mila). La distribuzione per tipo di lavoro ci fa capire meglio come, e quanto, i posti “apicali” siano ancora in maggioranza riservati ai maschi con una percentuale intorno al 14% dei dipendenti totali contro il 10% delle donne; nella categoria “impiegati” prevalgono, invece,  le donne nelle aziende medio piccole e in quella “operai” il tasso oscilla tra il  29% delle aziende medio piccole  fino ad arrivare, nelle aziende di dimensioni maggiori, ad un 36%.

Rispetto ai settori di attività economica si registra che l’occupazione femminile è maggiore in quelli storicamente a vocazione “femminile” con questi tassi:

·     servizi sociali                                         22,42%

·     servizi orientati al mercato                  66,71%

·     attività manifatturiera                             9,25%

Ma la rilevanza maggiore la fa il “gap” contributivo (donne vs uomini) che (dati UIL) risulta essere di oltre 6 mila euro nel settore privato della nostra Regione senza alcun indice di miglioramento negli ultimi 5 anni. Sul totale delle lavoratrici si passa, infatti, da una retribuzione media annua di 10 mila euro (31,6% del totale) al 29% che guadagna tra i 10 ed i 20 mila euro/anno per arrivare al 19,5% che supera i 30 mila (laddove i lavoratori maschi arrivano ad un 28,6%). Questa differenza contributiva si deve in misura maggiore alle diverse tipologie contrattuali private (le lavoratrici “atipiche” sono il 30% contro il 25% dei lavoratori maschi) e ciò avviene soprattutto nel settore terziario.

Per quello che riguarda il lavoro part-time la quota di donne che ne usufruiscono è 5 volte maggiore rispetto agli uomini a dimostrazione di come su di esse incida la necessità di distribuire le ore di lavoro giornaliero all’interno non solo di un percorso retribuito ma anche del lavoro di cura della famiglia che, nonostante tutto, resta un’occupazione femminile tout court.

Guardiamo come si distribuisce il tasso di occupazione, per genere, nelle province del Lazio (dati percentuali):

PROVINCETASSO OCCUPA-ZIONE MASCHITASSO OCCUPA-ZIONE FEMMINE
Frosinone73,826,2
Latina63,936,1
Rieti57,842,2
Roma61,938,1
Viterbo5446

Notiamo come la differenza maggiore sia a Frosinone, Latina e Roma mentre Rieti e Viterbo sono in una situazione migliore.

Per concludere, in questi giorni ANMIL (Associazione nazionale fra lavoratori mutilati e invalidi del lavoro) ha fornito alcuni dati interessanti rispetto la situazione occupazionale tra le immigrate a livello nazionale.

Il lavoro ha dimostrato, in modo chiarissimo, come le donne immigrate siano relegate ai margini della struttura occupazionale subendo, quindi, una doppia discriminazione sia di genere  sia professionale (occupazione con qualifica inferiore rispetto alla loro competenza reale) a dimostrazione di come ci sia un gap occupazionale e reddituale anche  tra donne e donne.