di Loredana Fraleone—-

Latina è ancora all’attenzione dell’opinione pubblica per l’accoltellamento tra due adolescenti, intorno alla mezzanotte, nella zona della movida. Non si tratta questa volta di un grave episodio di sfruttamento e morte sul lavoro, ma di un ulteriore segno del degrado di un territorio dove recentemente è stato sciolto per mafia il Comune di Aprilia, il centro più grande della provincia dopo il capoluogo. Naturalmente i casi di violenza tra giovanissimi non riguardano solo il sud Pontino, ma costituiscono una realtà che coinvolge adolescenti fragili in situazioni sociali fragili.

Non si conoscono ancora i motivi della lite tra i due sedicenni, ricoverati al Santa Maria Goretti di Latina, quello che è sicuro è che l’uso delle armi da taglio è ormai molto diffuso tra i giovanissimi per “regolare conti”, che nascono spesso per futili motivi.

La Scuola può fare sempre meno, deprivata com’è di risorse economiche, umane e del tempo necessario per incidere e poter educare contro i disvalori di questa società sempre più violenta. La cultura dominante esalta l’auto affermazione raggiungibile attraverso la supremazia sugli altri, con i media, i consumi, l’esaltazione della forza, la militarizzazione delle scuole e della società. I genitori abdicano sempre più al loro compito di educatori, permettendo tutto e non vietando nulla, con un’idea falsa della libertà o incapaci di limitarla.

Diventa così “normale” che adolescenti, in una fascia d’età, come quella dei ragazzi di Latina, siano in giro di notte, esposti all’alcol, alle droghe, a violenze di ogni genere.

Non si tratta di un problema di devianza casuale, di fragilità individuale, di problema psicologico, ma di politiche sociali e culturali sempre più piegate ad interessi dei pochi, tutelati con tutti i mezzi. Solo con politiche alternative si può porre rimedio a una condizione giovanile senza sicurezze e senza futuro.