di Giorgio Demurtas—-
Finita la vendemmia, già la seconda settimana di ottobre, nell’Alto Lazio hanno già aperto i frantoi per la molitura delle olive. Questa scadenza, attesa da molte famiglie, ma coinvolgente molta parte della comunità del Viterbese, ha dato il via alla discesa in campo del “popolo delle olive” per la raccolta annuale.
È una comunità solidale quella degli oliveti familiari, dove la raccolta avviene ancora con metodi tradizionali, senza il frastuono di ferraglia delle macchine o degli abbacchiatori elettrici, dove tutti danno una mano, compagni, parenti, amici e semplici conoscenti, e dove si scambiano opinioni, battute o semplicemente si discorre del più e del meno.
Quest’anno nei discorsi durante le attività di raccolta, sono entrati gli attacchi ai contadini palestinesi, la minaccia dei coloni israeliani sulla raccolta delle olive, fino all’assurdo divieto dell’esercito alla popolazione per l’accesso agli oliveti e agli altri campi coltivati adiacenti agli insediamenti coloniali. Questo impedimento, da parte dell’esercito e dei coloni armati, che ormai persino in divisa ne sono parte integrante, non potrà avere effetto, finché volontari internazionali, ma anche piccoli gruppi solidali israeliani che tentano di proteggerli, con una sorta di interposizione, non usciranno da quei terreni.
Ma quello che ha fatto più scalpore, verrebbe da dire paradossalmente quasi quanto la distruzione e il genocidio di un popolo, è stata la brutalità del filmato, diffuso dai social, che mostra l’eradicazione degli olivi secolari, con i bulldozer, da parte dei soldati israeliani.
Come da noi gli olivi rappresentano ancora un patrimonio collettivo inestimabile, ancora di più, questi lo sono per le contadine e contadini palestinesi che hanno modo così di garantire la sussistenza alle proprie famiglie, villaggi, comunità, in un’ottica di mutualismo e di resistenza, che rappresenta anche una sfida contro la dominazione coloniale israeliana.
Buona raccolta Palestinesi!
