di Giuseppe Carroccia—-

Si è svolta presso Associazione Culturale Lavatoio Contumaciale di Roma la doppia esposizione personale “Numeri e Carezze” degli artisti Caterina Ciuffetelli e Paolo Di Nozzi.

L’associazione fondata nel 1974 da Bianca Pucciarelli Menna (nome d’arte Tomaso Binga) e dal celebre critico Filiberto Menna, è situata all’interno di un palazzo di edilizia economica a Piazza Perin del Vaga  nel quartiere del Lungotevere Flaminio, nei locali dove venivano lavati e bolliti i panni delle malattie infettive e dei soldati

Il curatore e ideatore Roberto Gramiccia sintetizza così il senso della mostra.

“Numeri è un lemma che individua i territori sconfinati della certezza matematica…che informa di se…il pensiero unico prono di fronte alle logiche di un universo fatto di fredde cifre, di mercato e di tecnologia. Carezze invece è parola che allude a una polarità opposta, quella che riconduce alle province dell’incertezza amorosa, dell’eros, del sentimento, del coraggio e della tenerezza che reca conforto a quella debolezza che trae origine dalla fragilità umana. Ma sarebbe sciocco pensare che nel pensiero razionale il cuore non abbia cittadinanza come insegnano le attuali neuroscienze”.

Le opere degli artisti ben esprimono questo indissolubile intreccio. La visione d’insieme rende il senso di una compenetrazione di anime e visioni con la geometria sentimentale di Ciuffetelli che dialoga con il poverismo barocco di Di Nozzi, i lavori bidimensionali dell’una con le tre dimensioni spaziali dell’altro, il filo di cotone tinto a mano cucito su carta intelata di Caterina, con l’acciaio temperato di Paolo, un dialogo da cui trae linfa l’immaginario creativo di entrambi, un ponte tra due mondi solo apparentemente inconciliabili. Il recto e il verso dello stesso foglio.

In particolare L’Ombra del cerchio con Sotto il cielo di Gaza due opere lunari, circolari che inseguono una armonia perduta ma da ricercare. Una Luna in Piena come nella canzone appassionata di Nada

Inseguire le passioni (le Viscere come le chiamava Pasolini), mantenendo la ragione(l’Ideologia) non è facile, espone a delusioni, a ferite e cicatrici. Come ben sappiamo noi che da bambini giocavamo con le molle d’acciaio di cui sono fatte le sculture di Paolo, affascinanti e imprevedibili: che possono tagliarti e farti sanguinare improvvisamente. Ma di questa pasta è fatta l’umanità.

Che in questi mesi proprio a Gaza sta morendo. L’azzurro acrilico della scultura Sotto il cielo di Gaza che abbiamo messo sotto titolo lascia aperta la speranza.