di Daniela Alessandri*—-

Il via libera del Campidoglio all’acquisto dell’area del fosso della Cancelliera a Santa Palomba rappresenta un ulteriore passo avanti nella realizzazione dell’inceneritore voluto dal sindaco Gualtieri. Una scelta che continuiamo a giudicare profondamente sbagliata sotto il profilo ambientale, sanitario, economico e politico, oltre che per il peggioramento della qualità della vita dei territori coinvolti.

Quella dell’inceneritore è anche una scelta economica precisa: è legittimo chiedersi chi ne trarrà vantaggio. Dietro questa operazione emergono con chiarezza interessi rilevanti legati ai grandi gruppi industriali e finanziari, a partire dal gruppo facente capo a Caltagirone, mentre i costi ambientali e sanitari ricadranno sulle cittadine e sui cittadini.

Allo stesso tempo, non si può non evidenziare come il Comune di Roma e AMA abbiano, negli anni, colpevolmente rinunciato a sviluppare fino in fondo un sistema efficace di raccolta differenziata porta a porta. Roma resta drammaticamente indietro su questo terreno non per mancanza di alternative, ma per precise responsabilità politiche: non si è voluto investire seriamente su un modello virtuoso perché si è scelto di puntare sull’inceneritore come soluzione principale.

L’acquisto dell’area non è un atto tecnico, ma una scelta politica precisa che consolida un progetto contro cui esiste una forte opposizione sociale.

Allo stesso tempo, esprimiamo una netta contrarietà all’approvazione in prima lettura alla Camera del disegno di legge costituzionale sui poteri di Roma Capitale. L’astensione del Partito Democratico, definita “costruttiva”, rappresenta nei fatti un via libera a un impianto che rischia di accentrare ulteriormente i poteri senza rafforzare la democrazia e la partecipazione.

Questa riforma non è un intervento isolato, ma si inserisce nel più ampio disegno dell’autonomia differenziata portato avanti dal Governo, che punta a frammentare l’unità della Repubblica e ad accentuare le disuguaglianze territoriali. La modifica dell’articolo 114 della Costituzione e l’attribuzione di competenze legislative a Roma Capitale aprono la strada a un sistema di poteri differenziati anche per altre grandi città, alimentando una logica competitiva tra territori e rafforzando il rischio di una vera e propria “secessione dei ricchi”.

Non è questa la risposta ai problemi reali delle metropoli. Le grandi città sono già segnate da profonde disuguaglianze sociali: accanto ai quartieri della rendita e del lusso crescono gentrificazione, precarietà, difficoltà abitative, periferie abbandonate. Rafforzare i poteri senza garantire diritti, investimenti pubblici e servizi significa aggravare queste fratture, non risolverle.

I problemi di Roma – dalla crisi abitativa al degrado delle periferie, dalla precarietà del lavoro alla carenza di servizi – non si affrontano con scorciatoie istituzionali né con logiche emergenziali, ma con politiche pubbliche fondate su giustizia sociale, pianificazione e partecipazione democratica.

Il combinato disposto tra l’avanzamento dell’inceneritore e la riforma dei poteri di Roma Capitale delinea una visione pericolosa: centralizzazione delle decisioni, marginalizzazione dei territori e riduzione degli spazi democratici proprio mentre si assumono scelte strategiche.

Come Rifondazione Comunista del Lazio ribadiamo la nostra opposizione netta a questo modello e il nostro impegno a sostenere le mobilitazioni dei cittadini, dei comitati e delle realtà sociali che si battono per un’altra idea di città: ecologica, pubblica, solidale e democratica.

Roma non ha bisogno di inceneritori né di poteri speciali: ha bisogno di diritti, lavoro, ambiente e partecipazione.

*Segretaria Regionale PRC SE Lazio