di Fabio Alberti—-
Martedì mattina ci eravamo svegliati con una notizia che speravamo di non sentire: la Russia era stata attaccata con missili di fabbricazione statunitense.
Un canale Telegram di esperti militari Dva Majora, che conta oltre 700.000 iscritti, riportava la notizia che missili Himars americani si erano abbattuti, senza fare vittime, su una postazione di missili S-300 e S-400. Notizia confermata da anche da un altro canale Telegram.
Le autorità russe per il momento non avevano confermato, mentre quelle statunitensi avevano precisato che il permesso concesso all’Ucraina di usare le armi Usa verso il territorio russo era limitato solo all’obiettivo di contrastare l’avanzata delle truppe di Mosca nella regione di Kharkiv.
Ma esperti statunitensi avevano messo in guardia sul rischio che un attacco con droni ad un sistema radar al confine russo con il Kazakistan potesse essere percepito come attacco alla deterrenza strategica. Le autorità russe avevano messo in guardia da “errori di calcolo che potevano avere conseguenze fatali”
Il nostro ministro degli esteri aveva chiosato: “siamo sulla lama di un rasoio”.
Nei giorni precedenti numerosi paesi europei, Francia, Germania, Paesi Bassi, Danimarca avevano autorizzato Kiev ad utilizzare i loro missili per colpire anche in profondità la Russia, precisando dovevano essere utilizzati solo in funzione difensiva.
Intanto sul canale Bielorusso STV il capo dell’aviazione Leonid Davidovich aveva dichiarato che gli aviatori bielorussi avevano completato l’intero ciclo di addestramento sull’uso delle armi nucleari “non strategiche”, aggiungendo che ” gli equipaggi, il personale tecnico e gli aerei sono già pronti”.
A Kharkiv i combattimenti continuavano con l’esercito ucraino in difficoltà anche a causa dell’ormai elevato numero di diserzioni che si stavano manifestando, la popolarità di Zelensky era in netto calo.
La giornata era passata così, senza particolari nuovi avvenimenti e senza smentite né conferme ufficiali dell’attacco.
Poi un nuovo attacco con missili danesi aveva colpito una postazione considerata strategica. Questa volta il Cremlino aveva confermato e dato una sorta di ultimatum ai paesi Nato. Fonti dell’opposizione russa, diffuse a Washington, avevano fatto filtrare la notizia che comunque non ci sarebbe stata risposta con attacchi fuori dal territorio ucraino.
La percezione ucraina fu che avrebbero potuto intensificare l’attacco. La percezione russa fu invece che la Nato si preparava ad un attacco in profondità.
Quando la Nato mise in guardia l’Ucraina dal non utilizzare le armi verso altri obiettivi strategici altri missili erano già stati lanciati.
Questa volta la risposta fu uno stuolo di droni verso un aeroporto danese. I droni intercettati sul cielo polacco colpirono quel territorio. La Polonia ha reagito colpendo l’enclave di Khaliningrad e invocando l’intervento dei paesi Nato in base all’articolo 5 del trattato.
La Cina ha richiesto la convocazione immediata del Consiglio di Sicurezza dell’ONU.
Sembra che una testata nucleare tattica sia in volo verso il confine tra la Polonia e l’Ucraina.
Noi stiamo lasciando Roma. Non faremo in tempo a votare.
