di Giulia Pezzella—-
La comunicazione “riservata” inviata “cordialmente” dalla dott.ssa Sabatini dell’Ufficio Scolastico Regionale per il Lazio ai Dirigenti Scolastici, circolata in diverse chat di insegnanti e riportata integralmente da alcuni sindacati, è in perfetta sintonia con le linee guida del Ministro: da una parte contenere (se possibile eliminare) il più possibile il libero pensiero e dall’altra smantellare gli organi collegiali.
La breve missiva si compone di due periodi. Vista “la rilevanza degli eventi geopolitici in corso”, invita i DS a garantire confronti sereni. La frase completa, piuttosto contorta, non prende nessuna posizione. È una frase che invita a richiamare i docenti al loro ruolo. È una frase falsamente democratica dai toni piuttosto paternalistici, che dice senza dire. È una frase che conferma ancora una volta che le guerre non sono tutte uguali. Ma continuando a leggere si capisce che il riferimento all’attualità è solo funzionale a introdurre il resto, una premessa al reale oggetto della “riservata”: reprimere il dissenso. Come? In poche righe si afferma che gli organi collegiali dovranno occuparsi “esclusivamente” del “buon funzionamento dell’istituzione scolastica” e le riunioni dovranno essere “sottratte a qualunque altra finalità”. C’erano una volta i Testi Unici, le leggi, i regolamenti, le circolari. È arrivata l’era dei pizzini.
I CdD a distanza hanno messo a dura prova qualsiasi forma di confronto e la ripresa è stata ed è lenta, come quando rimasti immobili per un breve periodo ci vuole un tempo molto più lungo per recuperare il tono muscolare. Poi, però, sono arrivate le guerre e il genocidio del popolo palestinese a Gaza e molte scuole hanno promosso iniziative di sensibilizzazione, controinformazione e solidarietà decise dai Collegi dei Docenti. L’educazione alla pace è diventata per molti insegnanti centrale, nonostante il Ministro non l’abbia citata nemmeno una volta quando si è occupato dell’educazione civica.
Per fortuna ci sono ancora le regole che tutelano il nostro diritto di proporre argomenti di discussione e mozioni durante i Collegi, di prendere decisioni in merito alla didattica e agli orientamenti. Ma per evitare cambiamenti catastrofici (come per esempio quello caldeggiato dalla “riservata” in questione) è necessario far vivere i nostri diritti, diventando parte attiva nel proporre discussioni e stimolare decisioni. Qualche idea? Per esempio si può iniziare chiedendo al prossimo CdD di aderire all’iniziativa “1 minuto di silenzio” per gli studenti e le studentesse palestinesi che sono morti, feriti, orfani, denutriti come hanno chiesto i rettori delle università di Gaza (invito raccolto e promosso dalle Scuole per la pace e dall’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università). Mi piace pensare che proprio le numerose adesioni a questa iniziativa abbiano spinto l’USR a scrivere ai Dirigenti. Certo, la coincidenza è strana.
E poi è necessario pensare a uno sciopero della scuola per la pace e contro l’economia di guerra. “Ci vogliono schiavi, ci avranno ribelli”: prima il nuovo codice deontologico, poi la riforma del voto in condotta, ora il tentativo di eliminare le discussioni che non siano finalizzate al funzionamento della scuola-azienda, tutta efficienza organizzativa e struttura piramidale. Sta a noi farci sentire.
Cordialmente.
