di Daniela Alessandri—-
La Festa del Cinema di Roma, ormai alla sua 19ª edizione, spesso fatica a liberarsi dell’etichetta di “festival di serie B” rispetto ai più prestigiosi appuntamenti di Venezia, Cannes e Berlino. Le critiche più frequenti puntano il dito contro una selezione di film percepita come mediocre e poco innovativa, oltre a una mancanza di slancio creativo che sembra far rimanere l’evento in una posizione di subordinazione rispetto ai suoi concorrenti più illustri..
Tuttavia, esempi come il successo di ‘C’è ancora domani’ di Paola Cortellesi nel 2023 dimostrano che la Festa può ancora sorprendere, offrendo pellicole capaci di instaurare un profondo legame emotivo con il pubblico, in un momento difficile per l’industria cinematografica.
La cerimonia di premiazione, come da tradizione, si è svolta nella suggestiva Sala Petrassi dell’Auditorium Parco della Musica di Roma.
Il premio per il miglior film è stato assegnato a ‘Bound in Heaven’ del regista cinese Huo Xin. Elio Germano si è aggiudicato il Premio ‘Vittorio Gassman’ come miglior attore per la sua interpretazione in ‘Berlinguer. La grande ambizione’ di Andrea Segre. Angela Molina, invece, ha ricevuto il Premio ‘Monica Vitti’ per la sua toccante performance in ‘Polvo serán’ di Carlos Marques-Marcet. Il Gran Premio della Giuria è stato assegnato a ‘La nuit se traîne’ di Michiel Blanchart, mentre Morrisa Maltz ha conquistato il premio per la miglior regia con ‘Jazzy.’ Il riconoscimento per la miglior sceneggiatura è andato a Christopher Andrews per ‘Bring Them Down.
Fin dalla sua nascita, la Festa ha scelto di non competere direttamente con i grandi eventi internazionali, ma di costruirsi un’identità unica, celebrando il cinema come fenomeno sociale e culturale. Con il suo red carpet e le serate glamour, la manifestazione richiama l’atmosfera della Dolce Vita romana, attirando non solo star e paparazzi, ma anche politici e influencer, creando una scena che stimola l’attenzione mediatica e pubblica. Inoltre, la Festa si è affermata come un hub per l’industria cinematografica, offrendo spazi di networking e confronto per registi, attori, produttori e tecnici, favorendo la nascita di collaborazioni e nuove idee, essenziali per mantenere dinamico il settore creativo e audiovisivo della capitale.
Paradossalmente, le debolezze percepite della manifestazione diventano la sua vera forza: piuttosto che tentare di imitare Venezia o Cannes, la Festa di Roma si distingue per un’identità propria, saldamente ancorata al tessuto culturale della città.
L’edizione del 2024 ha ulteriormente sottolineato il ruolo della Festa come crocevia per idee e progetti futuri. Nonostante le critiche, la partecipazione di figure di spicco come Francis Ford Coppola ha confermato la capacità di attrarre grandi nomi dell’industria; il suo “Megalopolis”, presentato come film d’apertura, ha suscitato opinioni contrastanti, definito ambizioso ma privo di coesione narrativa.
Altri titoli, come “Berlinguer , la grande ambizione” di Andrea Segre e interpretato da Elio Germano (qualche dubbio sulla coerenza e revisione storica chi scrive l’ha avuto) e “Leggere Lolita a Tehran ” di Eran Riklis (premio del pubblico FS e premio della giuria al cast femminile – suggerisco fortemente la lettura del libro di Azar Nafisi!! ), hanno comunque mostrato come la manifestazione sia capace di attrarre produzioni che, pur senza osare troppo con la sperimentazione, offrono narrazioni profonde e coinvolgenti.
La Festa ha quindi continuato a rivendicare il suo ruolo di celebrazione del cinema come fenomeno sociale e culturale, perfettamente integrato nella vitalità storica e creativa di Roma
