di Loredana Fraleone—-
Esiste un disturbo di alcun* bambin* che si chiama iperattività e per questo motivo hanno diritto al sostegno alla classe, che deve integrarl* e garantirne il diritto allo studio.
Accade invece che all’Istituto Comprensivo di Ladispoli un bimbo di appena 6 anni sia estromesso da scuola perché considerato violento da un Consiglio d’Istituto che lo sanziona con ben 21 giorni di allontanamento da scuola. Il dirigente scolastico Riccardo Agresti motiva il provvedimento come una sanzione “educativa”, ignorando basilari conoscenze pedagogiche, per le quali proprio quei tipi di disturbi non solo non si giovano di provvedimenti disciplinari così escludenti, ma possono persino aggravarne i comportamenti.
I genitori del bimbo hanno fatto e vinto un ricorso al TAR, contro tale provvedimento, ma nonostante questo hanno trovato la porta della scuola sbarrata di fronte al tentativo di ricondurlo a scuola. Ne è seguita un’ulteriore denuncia dei genitori ai carabinieri e un’ispezione del Ministero, rispetto alle quali Agresti, senza modificare il proprio atteggiamento, commenta: «Il problema reale della vicenda è semplicemente la famiglia che ritiene la scuola un babysitteraggio e se ne infischia del fatto che altri 21 bambini non stanno imparando a leggere e scrivere a causa della situazione della classe». La splendida legge, che istituì l’integrazione e il sostegno e ancora oggi ci rende il paese più avanzato al mondo su questo terreno, individua nel percorso dell’integrazione di bambini difficili e per questo fragili l’opportunità di una crescita culturale e civile di un’intera classe. Non lontano da Ladispoli, ci sono scuole con casi analoghi e non meno difficili, dove però l’attenzione, la competenza pedagogica e la pazienza di maestre, che accettano quelle sfide con passione, producono risultati a beneficio non solo di bambin* con problemi, ma dell’intera società.
