di Giuseppe Carroccia—-

Una maestra che dà il tempo della musica amplificata da un semplice registratore e una dozzina di allieve che cantano e ballano canzoni cinesi.

Un soffio di Cina spira in questi pomeriggi caldi a piazza dei Consoli a Cinecittà.

La mattina invece lezioni di Tai chi sempre nello stesso spazio, un piccolo anfiteatro, un’Agorà che divide in due la piazza.

A destra dalla parte del Centro anziani i pensionati e le casalinghe che si ritrovano in piccole comitive scambiandosi le novità su figli e nipoti.

A sinistra il campo di basket e la pista ciclabile dove giocano ragazzi e bambini con le mamme quasi tutte con i colorati vestiti arabi o indiani 

Un’improvvisata partita a cricket tra piccoli indiani e pakistani smuove la curiosità dei passanti che non conoscono le regole del gioco.

Le bambine imparano a correre sulla bici senza rotelle sul viale schivando gli adulti, mentre sulla pista dedicata loro si affannano due maschietti, uno con un monopattino, l’altro con una bici senza pedali che ha sostituito il triciclo per imparare a stare in equilibrio sulle due ruote.

Sulle panchine al margine della piazza un trentina di manifestanti ascoltano un piccolo comizio contro la Nato e il comando interforze COVID situato a poche centinaia di metri.

Un pomeriggio come tanti di mondi che si incrociano ma per ora comunicano poco.

Uno spazio prezioso però perché consente a bambini e adolescenti di fare un po’ di sport e di movimento gratuitamente.

Nella scuola pubblica ormai l’ attività fisica è ridotta a sole due ore a settimana. Chi vuole praticare uno sport deve pagare.

Recentemente il sindacato degli insegnanti Usi ha prodotto un documento che getta l’ allarme sull’aumento impressionante di bambini a cui viene diagnosticato il deficit di attenzione e iperattivismo.

Come avviene da anni negli USA anche da noi si sta scegliendo la strada farmacologica, prevalentemente antipsicotici, mentre studi scientificamente scrupolosi hanno dimostrato che in contesti diversi, specialmente in quelli sportivi i bambini che manifestano le cosiddette neuro divergenze si integrano e reagiscono positivamente.

Da questa piazza come da tante altre nella nostra città ormai multietnica e multiculturale può e deve partire una autentica rigenerazione urbana.

Non dalle speculazioni legate al turistificio e alla cosiddetta smart city.

La sera infatti la piazza mostra un altro aspetto con la presenza sofferente di giovani tossici, alcolisti, disagiati. Una generazione a cui Roma non ha offerto un futuro.

Né lavorativo, né abitativo né ricreativo.

Anche da questa piazza si può vedere quindi come bisogna saper immaginare e realizzare una città a misura di giovani e bambini e non per gli sporchi interessi di vecchi e nuovi palazzinari.

Ci vuole una alternativa.