di Umberto Spallotta—-
Si è svolto sabato 13 dicembre ad Anzio, presso il circolo Che Guevara di Rifondazione comunista un seminario di autoformazione intitolato Comprendere la Cina. L’iniziativa nasce dalla necessità di conoscere una realtà politica, economica e sociale rilevante per il nostro presente e con cui avremo sempre più a che fare nel prossimo futuro, liberandoci però da qualsiasi narrazione eurocentrica e suprematista occidentale, tesa a sminuirla o, peggio, a demonizzarla. Guardare con occhi privi di pregiudizi la natura e le caratteristiche del “socialismo con caratteristiche cinesi”, con i suoi innumerevoli pregi e i suoi inevitabili punti critici, ci permette di comprendere il ruolo che la Cina può giocare nel mondo insieme agli altri paesi dell’alleanza Brics, apprezzando adeguatamente la sua politica tesa a smorzare le tensioni internazionali, evitando le guerre e costruendo le basi per un futuro di pace per tutta l’umanità.
Il seminario quindi ha voluto essere un primo momento per decolonizzare le nostre menti dalla propaganda occidentale che continua a chiudere gli occhi e le menti di fronte ai grandi cambiamenti che vedono protagonisti i popoli un tempo ridotti a colonie e che ora stanno uscendo dal sottosviluppo e dalla povertà, guidati proprio dal gigante cinese. Non si è trattato quindi di un tema ozioso e fatuo ma di un momento di sviluppo di coscienza sociale e civile che coglie in questi mutamenti epocali dei risvolti positivi per le battaglie a favore dei diritti sociali e della pace che stiamo a fatica combattendo in questa parte del mondo. All’incontro hanno partecipato: in videoconferenza Paolo Ferrero già ministro e segretario di Rifondazione comunista, di ritorno da una serie di incontri con i dirigenti di Pechino, in presenza Michela Arricale, Avvocata membra del Cred ed esperta di questioni giuridiche internazionali e Daniela Alessandri Segretaria di Rifondazione comunista del Lazio.
Secondo Ferrero è evidente che lo sviluppo guidato dal Partito comunista cinese col suo peculiare rapporto tra pianificazione e libero mercato ha portato a degli spettacolari risultati in termini di sviluppo delle forze produttive e di contrasto alla povertà. Questi successi uniti alla consapevolezza da parte dei cittadini cinesi del ruolo decisivo dei comunisti nella vittoria sul Giappone nella seconda guerra mondiale e nel processo di liberazione nazionale spiega il forte consenso di cui gode la leadership cinese. E tutto questo nonostante la dura memoria per i periodi più drammatici e fallimentari della storia recente della Cina come le tragiche conseguenze del Grande Balzo in avanti, l’anarchia della Rivoluzione culturale o la repressione della rivolta di Piazza Tian An Men. Il gruppo dirigente comunista sulla base di una impostazione che mescola confucianesimo e un’originale interpretazione del marxismo vuole giocare un ruolo internazionale che promuova uno sviluppo condiviso e benefico per tutte le aree del pianeta promuovendo una politica di cooperazione economica e diplomatica opposta alla aggressiva politica neo imperialista statunitense e al riarmo europeo. Guardare alla cooperazione con la Cina significa lavorare per un futuro di pace e di pari dignità per tutti i popoli, rompendo la tradizionale gerarchia che vede l’occidente in posizione dominante e il resto del mondo in posizione subalterna. Non bisogna però dimenticare, secondo Ferrero, che in Cina non si parla più di lotta di classe né di superamento dei rapporti di produzione capitalistici, mentre ricorda che, <<durante alcuni incontri tenuti coi dirigenti cinesi espressioni come “sfruttamento dei lavoratori cinesi” vengono tradotte con difficoltà o censurate dagli interpreti ufficiali evidentemente in imbarazzo>>. Tutto ciò suscita molti dubbi sulla direzione che il poderoso sviluppo cinese sta realmente intraprendendo e sulla natura effettivamente comunista di questo paese.
Secondo Arricale non possiamo chiudere gli occhi sulla natura socialista della Cina con la preminenza del settore pubblico in economia che guida e detta le linee generali dello sviluppo e di fatto indirizza anche le importanti imprese private presenti. Bisogna rammentare poi che la mentalità e perfino la lingua cinese rendono difficile il confronto e perfino la traduzione di parole, concetti, questioni pratiche e teoriche che i cinesi vedono in un’altra maniera rispetto a noi. Ad esempio è naturale per un cinese, di mentalità confuciana, lavorare e impegnarsi per la collettività con soddisfazione, mentre nella nostra ottica individualista ciò è sentito come una costrizione. Per Arricale, il controllo dei settori strategici dell’economia consente di pianificare a medio e lungo termine il processo di sviluppo attraverso l’indicazione di obiettivi che riguardano il miglioramento concreto della vita di centinaia di milioni di cittadini e non solo i profitti delle grandi imprese. Il Partito limita fortemente e a volte reprime se necessario le tendenze speculative del settore privato presente e fiorente nel territorio cinese. Le grandi imprese private spesso partecipate anche dallo stato, devono sempre cooperare con gli obiettivi programmati dalla mano pubblica. L’obiettivo è quello di creare nei prossimi anni una ampia classe media, migliorando il tenore di vita sia della popolazione urbana che rurale. Per questo l’accento va sempre sulla necessità di implementare lo sviluppo quantitativo del paese trascurando aspetti come la libertà sindacale e politica, per noi invece essenziali. Non dimentichiamo che la Cina ha dovuto contrastare l’ostilità delle potenze occidentali che l’avevano condannata al sottosviluppo e stavano per approfittare dei fallimenti economici dei decenni precedenti le riforme di Deng Xiaoping. In quest’ottica si spiegano le scelte che hanno comportato anche duri costi per la popolazione, ma che hanno permesso alla Cina di avanzare in maniera spettacolare sul terreno dello sviluppo, e che vede oggi i propri cittadini avvicinarsi ad una condizione di universale e diffusa dignità. Mao e Deng quindi, sono visti come articolazioni di un unico percorso di liberazione. Dove condurrà quest’ultimo, non è dato saperlo, ma che sia radicalmente diverso dai processi di privatizzazione selvaggia, sfruttamento e precarizzazione che viviamo in questo occidente votato alla guerra, è certo.
Opinione questa condivisa anche da Daniela Alessandri che auspica l’organizzazione di momenti di studio e approfondimento come quello svolto ad Anzio e osserva che è vero che in Cina ci sono ancora delle forme di sfruttamento che vedono i lavoratori sgobbare anche per 12 e più ore, ma questo durissimo regime ha visto negli ultimi anni crescere i salari e migliorare la condizione abitativa e lavorativa delle masse, e sta portando ad un importante sviluppo del welfare e riduzione delle disuguaglianze mentre il paese è diventato leader nella produzione tecnologica più avanzata. Tutto l’opposto di ciò che accade nella democratica Europa e nel nostro paese dove i salari si abbassano, i diritti vengono cancellati, lo stato sociale privatizzato, mentre aumentano le disuguaglianze cresce la disaffezione politica e crolla la partecipazione democratica. L’aver assecondato l’avidità dei super ricchi, come veicolo dello sviluppo ha creato una insostenibile concentrazione di ricchezza in poche mani, una crisi economica permanente e lo scivolamento verso la guerra come unica risoluzione della crisi. Più che fare le pulci al modello cinese, che non è esportabile, dovremmo cercare di porre rimedio ai vistosi guasti che caratterizzano il nostro.
