di Roberta Cecili—-

Come nel peggiore degli incubi di coloro che amano la lettura Roma, e la Regione tutta, stanno scivolando in modo continuo e, sembra, inesorabile, verso un destino che molto ha a che vedere con un progetto più grande, quello di rendere tutti meno consapevoli e che passa, inevitabilmente, per la chiusura delle librerie, luoghi fondamentali per la crescita e lo sviluppo della coscienza civile. 

La crisi delle librerie non comincia certo da oggi ma, come già denunciato dal SIL, Sindacato Italiano Librai di Roma e del Lazio della Confesercenti nella scorsa primavera: “il rischio di chiudere riguarda ben 450 librerie in tutta la nostra Regione, al quale si accompagna anche il rischio della perdita del lavoro da parte degli occupati”.

E’ evidente che molta responsabilità di questa situazione va data sicuramente all’aumento delle vendite online (a detta degli utenti più pratiche ed economiche) ma anche alla mancanza di politiche che favoriscano la lettura mettendo la popolazione in condizione di fruirne e in questo senso la riduzione del bonus biblioteche (30 milioni tolti dal Governo di cui 3 riguardano la nostra Regione) e il dimezzamento della tax credit per le librerie (meno 1 milione di euro per il Lazio) stanno certamente dando una grossa mano affinchè soprattutto gli esercenti di piccole librerie indipendenti decidano di chiudere la loro attività.

L’ultimo esempio, in ordine cronologico, riguarda la chiusura della libreria Bookish, che segue quelle, lo scorso anno di Pessime idee, Odradek e la Tana del libro, per citarne alcune che insistevano nel centro di Roma e che hanno, quindi, fatto più scalpore.

Resistono solo le grandi catene distributive a partire da Feltrinelli o Giunti o Libraccio ma anche per queste l’agguerrita concorrenza delle vendite online (Amazon su tutte) comincia ad essere un grande problema.

A riprova di come non si sia investito minimamente in questo settore parlano i dati Istat (ultimo anno di riferimento 2022) secondo cui la lettura dei testi cartacei nel nostro Paese è in riduzione del 5,3% rispetto ai quattro anni precedenti. Viene quindi spontaneo domandarsi se quanto sta avvenendo altro non sia se non la risultante di un progetto a più largo raggio che coinvolge la cultura tutta (a partire dalla scuola!) e che ha come visione quella di ridurre ad una sola piccola fascia della popolazione coloro che potranno beneficiarne, pagandosela!  Tutto si lega quindi e il risultato è sotto i nostri occhi, un risultato che la nostra  Regione sembra non essere in grado di fermare invertendo  la rotta, visto che le sue politiche in ambito culturale sono e restano diciamo “neutrali” per non scontentare, evidentemente, il manovratore.

Ultima considerazione: sarà un caso che l’Ocse ha stimato che in Italia il 35% della popolazione adulta risulti “analfabeta funzionale”ossia non in grado di comprendere, assimilare o utilizzare fino in fondo le informazioni che legge? Noi pensiamo di sì ed è anche per questo che la salvaguardia delle librerie, che sono e restano le migliori spacciatrici di cultura, non è più procrastinabile e deve diventare una delle priorità degli amministratori della “cosa pubblica”.