di Loredana Fraleone

Nonostante fosse stato un eremita, uno dei santi più vivaci e festeggiati, fin dall’antichità è Sant’Antonio Abate, che la chiesa cattolica ricorda il 17 gennaio, giorno della sua morte nell’anno 356. Viene normalmente raffigurato in compagnia di un maiale, in quanto l’ordine ospedaliero degli Antoniani da lui fondato allevava maiali per usarne il grasso come cura dell’herpes zoster, detto anche “fuoco di Sant’Antonio”. Nel corso dei secoli per estensione Sant’Antonio divenne il patrono di tutti gli animali.

In molti comuni del Lazio si svolgono liturgie, manifestazioni culinarie, cortei con finale benedizione degli animali di ogni tipo, da quelli di compagnia a quelli da lavoro e allevamento.

Molto sentita questa festa nella Tuscia viterbese, dove in quasi tutti i paesi si svolgono festeggiamenti con riti tramandati dal medioevo. Non si tratta soltanto del retaggio di tempi andati e un po’ primitivi, da osservare con sufficienza, ma di momenti di coesione di comunità che vogliono manifestare rispetto e amore per gli animali con i quali condividono compagnia e attività lavorative.