di Giorgio Demurtas—-

Una cittadina anziana, che si era rivolta al CUP della ASL viterbese, si è vista prenotare la gastroscopia, ritenuta non urgente ma programmabile entro 120 giorni, presso una struttura di Frascati. Posto che sarà molto difficile per questa Signora raggiungere la sede della sua visita, questa prenotazione rientra appieno in quello che in ambito sanitario viene definito “Ambito di garanzia” che si riferisce al territorio entro il quale un/a cittadino/a ha diritto a ricevere prestazioni sanitarie entro i tempi massimi stabiliti per la loro erogazione, in base alla classe di priorità clinica. Questo territorio può variare in base al tipo di prestazione richiesta, ad esempio distrettuale, aziendale (ospedaliero) o come nel nostro caso addirittura sovraziendale/regionale a seconda della complessità della prestazione. Scendendo nel dettaglio: l’ambito di garanzia è il bacino territoriale entro il quale le aziende sanitarie si impegnano a garantire l’accesso alle prestazioni sanitarie entro i tempi previsti assicurando che le prestazioni siano erogate nei tempi stabiliti, evitando attese eccessive e rispettando le classi di priorità clinica. Ma … la garanzia decade se il cittadino, per scelta personale, rifiuta la prima disponibilità offerta nell’ambito di garanzia territoriale e prenota altrove ( …e, dove se non nel privato?).

Le regioni monitorano il rispetto dei tempi di attesa nell’ambito di garanzia per garantire l’accesso alle prestazioni. Nel Lazio, il “Percorso di garanzia”  informatizza le procedure per garantire l’accesso alle prestazioni sanitarie entro i tempi stabiliti ma in altre regioni l’ambito di garanzia per le prestazioni specialistiche è provinciale. I percorsi di tutela sono procedure attivate “su richiesta dei cittadini”, che prevedono l’inserimento in un canale dedicato volto a garantire l’accesso alle prestazioni specialistiche nei tempi previsti dalla classe di priorità prescritta.

In sintesi, l’ambito di garanzia sarebbe un concetto chiave nel garantire l'accesso equo e tempestivo alle cure sanitarie, assicurando che i cittadini ricevano le prestazioni necessarie entro i tempi previsti per la loro priorità clinica, all’interno di un’area geografica definita. Ma (c’è un altro ma..) nella regione Lazio il Percorso di garanzia si integra nel sistema di prenotazione delle prestazioni sanitarie Recup ed è utilizzabile – solamente – per le prescrizioni che riportano la classe di priorità B (Breve), ovvero per le prestazioni che devono essere erogate entro un massimo di 10 giorni. Per queste prescrizioni sarà possibile attivare un “Pass di garanzia” che impegnerà le ASL ad offrire l’erogazione della prestazione, anche mediante ricorso a strutture accreditate o in regime intramoenia. Funziona che se il cittadino non è riuscito a prenotare una prestazione di specialistica ambulatoriale nei tempi previsti dalla prescrizione medica, sarà informato dal CUP della possibilità di richiedere il Pass di garanzia che gli sarà fornito insieme a un numero identificativo e alle istruzioni per l’attivazione….

È evidente che questa procedura presenta numerose criticità che i/le cittadini/e – soprattutto i più fragili come gli anziani – possono incontrare nell’accesso al diritto alla salute nel sistema sanitario, ne segnaliamo alcuni:

1. Difficoltà logistica: l’esempio della cittadina anziana costretta a recarsi da Viterbo a Frascati mette in luce l’inadeguatezza dell’offerta sanitaria sul territorio locale. Per persone non autonome o senza mezzi di trasporto, questa distanza può rappresentare una barriera insormontabile all’accesso alle cure.

2. Ambito di garanzia troppo ampio: l’ambito di garanzia” può estendersi oltre la provincia, fino a un ambito sovraziendale o regionale”. Questo significa che una prenotazione può essere considerata quota garantita anche se la struttura si trova molto lontano dalla residenza del paziente. Tale dilatazione geografica non considera le reali possibilità di spostamento del cittadino, creando una frattura tra diritto teorico e accessibilità pratica.

3. Decadenza della garanzia in caso di rifiuto: se il cittadino rifiuta la prima disponibilità (anche se logisticamente difficile o irraggiungibile), decade la garanzia. Questo può portare a esclusione dal sistema pubblico e migrazione forzata verso il privato, con oneri economici a carico del cittadino

4. Tempi di attesa garantiti solo per alcune classi di priorità: nel Lazio, il “Percorso di garanzia” è attivabile solo per le prescrizioni con classe di priorità B (entro 10 giorni). Per il momento le altre classi di priorità non beneficiano dello stesso livello di tutela. Ciò lascia senza reale protezione molti pazienti, anche se hanno bisogno di prestazioni comunque importanti.

5. Mancanza di automatismo nei percorsi di tutela: i “percorsi di tutela” devono essere attivati su richiesta del cittadino, ma: non tutti i cittadini sono informati su questa possibilità. Inoltre questo richiede competenze digitali o burocratiche spesso carenti, specialmente negli anziani o in persone svantaggiate e comporta un carico aggiuntivo di stress e complicazione

6. Il sistema informatizzato (RECUP e Pass di Garanzia) non sempre è accessibile o chiaro: l’uso del Pass di Garanzia richiede un livello di interazione digitale o telefonica (ricezione del numero identificativo, attivazione, ecc.) e questo rischia di escludere chi non ha familiarità con i sistemi digitali o non riceve un’adeguata assistenza da parte del personale CUP.

7. Disparità tra regioni: le regole sull’ambito di garanzia variano da regione a regione (in alcune è provinciale, in altre regionale), creando: Incertezza normativa, disuguaglianze tra cittadini in base al territorio di residenza e minore trasparenza nei diritti.

Per tutti questi motivi è fondamentale intensificare la lotta per il diritto alla prossimità delle cure per:.

– Rendere il sistema sanitario più vicino e accessibile

– Ridefinire gli “ambiti di garanzia” su base territoriale reale limitando l’ambito di garanzia a un raggio

  massimo (es. 30 km), salvo casi eccezionali (prestazioni ad alta specializzazione).

– Coinvolgere i Comuni e le ASL locali per definire ambiti “a misura di cittadino”, tenendo conto della

morfologia del territorio (aree montane, rurali, etc.).

– Obbligare le ASL a fornire alternative concrete per tutte le priorità, entro i tempi previsti.

– Potenziare l’informazione e il supporto ai cittadini (ad es. Campagne di informazione pubblica multicanale:

web, radio, carta stampata, sportelli comunali) su ambiti di garanzia e diritti sanitari.

– Istituire Sportelli di assistenza alla prenotazione e alla tutela sanitaria in ogni Comune o ASL.

– Formare in modalità permanente gli operatori CUP per spiegare chiaramente le alternative disponibili e

assistere nelle richieste dei cittadini.

–  Semplificare l’uso del sistema RECUP e della digitalizzazione sanitaria

Inoltre bisognerà riuniformare il diritto alla salute a livello nazionale attraverso il potenziamento del Servizio Sanitario Nazionale.