di Silvio Marconi—-

ll 26 febbraio Casa Russa di Roma ha realizzato nella sua splendida sede di Piazza Cairoli una iniziativa multiforme dedicata, nell’ambito di quelle del 2026 proclamato “Anno dell’Unità dei Popoli della Federazione Russa”, a contribuire cime possibile a squarciare il velo di non conoscenza relativo alle tradizioni e alla cultura del popolo dei Bashkiri, oltre 4 milioni di persone che vivono in una Repubblica del Bashkortostan (che fa parte della Federazione Russa) situata nella regione montana, pedemontana e di pianura a Sud Ovest dei Monti Urali, con una superficie di oltre 141.000 kmq, prevalentemente boschi, monti, laghi, praterie (i Parchi Naturali coprono oltre il 40% di tale superficie) ma con una capitale, Ufa, che oltre ad avere una antica Storia è stata ed è, soprattutto dall’epoca sovietica, importante centro di industria aeronautica, bellica, elettronica, di istituti universitari, centri di produzione culturale e centri di ricerca avanzata. L’evento si è articolato in vari elementi: è stata inaugurata la mostra dei pettorali tradizionali bashkiri, esaltando la figura della 88enne Albina Iskhakova, che dopo tanti anni di impegno come costruttrice e anche di sportiva nell’URSS e all’estero, tornata ad Ufa ha dedicato la sua vita al recupero della tradizione bashkira, in particolare di quei pettorali femminili dal grande valore espressivo, artistico, rituale e simbolico che le donne confezionavano e utilizzavano non solo sulle proprie vesti ma anche, ad esempio, per coprire ritualmente i nascituri e, dato che i pettorali tradizionali potevano raggiungere perfino un peso di 25 kg, ha anche elaborato metodologie nuove di realizzazione (basate sul merletto tradizionale) destinate a renderli utilizzabili anche come elemento nella moda moderna.

I pettorali bashkiri sono oggi di nuovo apprezzati e prodotti nelle terre dei Bashkiri, esposti in musei etnografici ma anche di arte della Federazione Russa e noti all’estero anche attraverso il patrocinio UNESCO al primo festival paneuropeo della cultura bashkira e tartara svoltosi in Spagna nel 2025. Le loro forme e colori riprendono (come anche i ricami bashkiri) elementi policromi dell’antica cultura dei Sarmati (III secolo a.C.- IV secolo d.C.) che vivevano in quelle stesse terre e di cui infatti si trovano tombe nel territorio dell’attuale Bashkortostan, come pure elementi derivanti da influssi indo persiani, mongoli, tibetani e mediorientali. Sarmati, è bene ricordarlo, che l’imperatore romano Aureliano stanziò perché abili arcieri (con le loro famiglie) sia in Britannia che nella Pianura Padana. I materiali decorativi usati, coralli, conchiglie cauri, turchesi, pietre preziose, argento, dimostrano le antiche connessioni fra le terre bashkire e aree geografiche lontane come l’Afghanistan (turchese), l’Oceano Indiano (cauri), il Mar Rosso (coralli), ecc., dovuti ai commerci ma anche alla tradizione di impegno militare dei bashkiri in terre lontane. Anche gli elementi simbolici sono in effetti frutto di interazioni fra un substrato sciamanico (ad esempio nell’uso della conchiglia cauri, simbolo di fertilità femminile perché ha una forma vaginale), influssi dei monoteismi cristiano ed islamico, nonché del buddismo tibetano e cinese ed elementi decorativi turchi, mediorientali e caucasici.

La inaugurazione della mostra è stata arricchita da una degustazione di mieli (anche di api selvatiche, considerato il più pregiato di tutta la Federazione Russa) e dolci al miele della tradizione bashkira ed è stata seguita da esibizioni di artisti bashkiri della comunità che vive in Italia e della Federazione Russa, con recita di poesie in Bashkiro, esecuzione di brani di musica classica di compositori bashkiri contemporanei e di due canzoni popolari.

Infine è avvenuta la presentazione di un documentario (in Russo con sottotitoli in Italiano) sulle caratteristiche e la Storia di quei pettorali che riassumono in sé vicende, leggende, gioie, drammi, sapienza femminile di uno dei popoli della Federazione Russa meno conosciuti in Italia e che confermano come le tradizioni mostrino sempre il risultato non di inesistenti “culture pure” care a nazionalisti, etnocentrismi e suprematisti ma di intrecci fecondi di genti e realtà, in forme certo sempre dialettiche tra scambio e conflitto.