di Silvio Marconi—-
Il 10 Aprile si è svolta a Roma una particolare e commovente iniziativa per respingere il tentativo di sviare l’attenzione dal genocidio israeliano in Palestina che non solo continua ma si estende a stragi terribili, con migliaia di morti e distruzioni sul modello di quelle di Gaza, in Libano e Iran, col pieno appoggio USA e la complicità mal mascherata occidentale.
Il Collettivo Carnia per la Pace, dopo averlo fatto a Padova, Bologna e Firenze, ha portato nella Capitale un sudario bianco su cui sono stati scritti a mano i nomi e le età di 18.500 identificati fra gli oltre 20.000 bambini palestinesi trucidati dai genocidari israeliani a Gaza in tre anni, a cui vanno aggiunti decine di migliaia di bambini feriti, ustionati, amputati, 22.000 privati di entrambi i genitori e 35.000 privati di uno dei genitori.
Un corteo ha visto la partecipazione della Comunità Palestinese di Roma e Lazio, dei Giovani Palestinesi, di Amnesty International, di varie Associazioni di solidarietà con la Palestina, di Preti per la Palestina, di rappresentanti di sezioni ANPI, di una delegazione di Emergency, di rappresentanti di Rifondazione Comunista e di altri soggetti sociali e politici nonché di tanti e tante cittadini e cittadine senza affiliazione alcuna. Esso si è snodato, ingrossandosi nel percorso fino a oltre un migliaio di partecipanti, in modo silenzioso, ma segnato in alcuni punti del percorso dai canti di alcune corali (in particolare Cori di Lotta) che hanno aderito all’iniziativa. Il corteo è partito dal Giardino Calipari di Piazza Vittorio ed ha raggiunto il Piazzale del Verano, sfilando in particolare lungo la Via Tiburtina nel quartiere di San Lorenzo, costeggiando il Parco dei Caduti del 19 luglio 1943, a sottolineare (come del resto avviene con la lapide che in quel quartiere ricorda Yasser Arafat) la continuità tra la resistenza antinazifascista e quella palestinese e tra le sofferenze dei Sanlorenzini sotto i colpi dei bombardieri e quelle dei Palestinesi, dei Libanesi, dei Mediorientali sotto gli stessi colpi, figli in entrambi i casi della infame strategia del bombardamento terroristico dei civili inventata nel 1921 (col suo testo “Il Dominio dell’Aria”) dal generale italiano Giulio Douhet, a cui la nostra Repubblica nata dalla Resistenza e che “ripudia la guerra” (Art. 11 della Costituzione) non ha saputo far meglio che dedicare nel 2006 (governo Prodi, Ministro della Difesa Arturo Parisi) la Scuola di Guerra Aerea.
Anche per queste ragioni, l’iniziativa del Sudario è una forma giusta ed efficace che si affianca ad altre che hanno tutte, nella loro diversità, un triplice scopo: respingere il tentativo di mettere a tacere la denuncia, che deve essere costante, del criminale genocidio sionista in Palestina e dintorni, chiamare le cittadine e i cittadini romani ad una assunzione di responsabilità su tale questione e ad atti concreti conseguenti, come il boicottaggio dei prodotti israeliani e le raccolte di firme per la rottura dei rapporti delle Istituzioni locali (incluso il Comune di Roma) e delle loro aziende consociate con Israele e infine ricordare a tutti, cittadinanza e Istituzioni, artisti e politici, sindacalisti e operatori sanitari, che quel che accade in Medio Oriente è figlio legittimo di oltre un secolo di scelte e di complicità occidentali che ci chiamano ad agire non solo per ragioni etiche o di solidarietà ma anche perché noi siamo parte del problema (e del crimine) se non riusciamo ad impegnarci per essere parte della soluzione (cioè della Liberazione), e che vale pertanto più che mai la frase di De Andrè: “Anche se voi vi credete assolti, siete lo stesso coinvolti!”
