di Giuseppe Carroccia—-

La notte del 20 marzo un’esplosione ha ucciso due militanti anarchici sotto il crollo di una casupola nel Casale del Sellaretto, al centro del Parco degli Acquedotti. Secondo gli inquirenti stavano preparando un esplosivo per un attentato. La zona è recintata e pattugliata dalle forze dell’ordine.

Il casale è uno dei luoghi centrali nella storia recente del parco. Negli anni Settanta vi vivevano famiglie di contadini che coltivavano i pratoni e allevavano conigli, galline e mucche, insieme a numerose colonie di gatti. I bambini frequentavano la scuola elementare di via Lemonia ed erano invidiati per la loro vita selvaggia da chi non conosceva la dura e disciplinata vita degli agricoltori.

Il parco era un luogo magico e incantato segnato dai filari di pini e dal fosso di una marana. C’erano pecore, pastori, cani lupo e gli eleganti pastori afgani. I bambini cercavano anche i lupi veri controllando le zampe dei cani, cercando quelle particolarmente grosse e robuste. C’erano sempre podisti, ciclisti, coppiette di innamorati. Qualche volta anche viandanti a cavallo.

Ma c’era soprattutto la Grotta dei 100 Scalini. Alla fine degli Archi millenari, tra le due ferrate che portano ai Castelli e a Napoli, una serie di grotte, probabilmente fungaie, di cui la leggenda che si trasmetteva dalle elementari alle medie narrava di sotterranei che conducevano al Campidoglio, di depositi di armi dei partigiani, di bambini sperduti che si erano avventurati e non avevano più trovato l’uscita. Persi per sempre alle loro mamme. I più coraggiosi scendevano i primi dieci gradini, poi si tornava a giochi meno pericolosi e inquietanti: scalare gli Archi col rischio di sfracellarsi da dieci metri o prendersi a serciate nelle rituali sassaiole prima di sfidarsi a pallone nelle partite che finivano al tramonto alla fontanella vicino al laghetto dove ci si dissetava nonostante il cartello acqua non potabile.

Le lotte dei cittadini hanno più volte salvato il Parco dalla Speculazione. Nell’estate del 2007, dopo il ritrovamento di un cadavere negli orti abusivi che erano diventati una città parallela, il Municipio demolì le recinzioni e restituì la parte del parco con la marana e le cascate alla cittadinanza. La bonifica e rigenerazione è stata frutto dell’impegno di anziani volontari che hanno con pazienza piantato alberi, pulito il fossato, tenuto in ordine i viali. Nel 2010 è stato anche riaperto il laghetto. Dal 2020 è stata illuminata una ampia zona dei viali

Oggi il Parco è uno dei più visitati della città. Comitive di turisti vengono da ogni parte del mondo, specialmente dall’Irlanda. Si svolgono competizioni ciclistiche e la Corsa della Befana il 6 gennaio.

Ma rimane un luogo in cui periodicamente accade un fatto di cronaca.

La notte del 15 ottobre 2009 davanti al parco venne arrestato Stefano Cucchi per possesso di hascisc, poi massacrato dai Carabinieri.

Il 7 agosto 2019 viene ucciso con un colpo alla nuca Fabrizio Piscitelli noto come Diabolik, narcotrafficante fascista e capo ultra della Lazio in un regolamento di conti di stile mafioso.

Luogo dunque adatto ai romanzi gialli.

O, per i più immaginosi, alle ricostruzioni storiche. Su quei vialoni che portano alla via Appia Antica infatti vennero crocifissi i ribelli della rivolta di Spartaco. I nostri antenati che ci guardano seduti sugli Archi che scalavamo da bambini.