di Daniela Alessandri—-
Tivoli ha dato una risposta forte, dignitosa e collettiva all’attacco vandalico e di discriminazione che ha colpito il Centro Culturale Al Abrar. Nell’iniziativa di solidarietà promossa domenica 30 novembre, la comunità islamica locale si è ritrovata insieme a cittadini, associazioni e realtà sociali, per affermare con chiarezza un messaggio semplice ma decisivo: l’odio non divide chi vuole costruire comunità.
L’incontro, ospitato proprio negli spazi del Centro Al Abrar, ha visto la presenza di rappresentanti importanti della comunità islamica, di attivisti impegnati sul territorio e di tanti cittadini che hanno voluto testimoniare vicinanza dopo un gesto violento che non riguarda solo un gruppo, ma l’intera città. La partecipazione ampia e composita ha mostrato che Tivoli non cede alla paura né alla logica della contrapposizione.
Gli interventi che si sono susseguiti hanno sottolineato un punto fondamentale: un atto vandalico contro un luogo di preghiera o di cultura non è un semplice danneggiamento materiale, ma un attacco alla convivenza civile. E proprio per questo la risposta collettiva è stata così importante: una riaffermazione pubblica del valore della solidarietà, della convivenza e del rispetto reciproco.
Molti interventi hanno ricordato che la vera sicurezza sociale non nasce dall’esclusione, né da barriere identitarie o religiose, ma dalla costruzione quotidiana di legami. Una comunità è forte quando nessuno è lasciato solo, quando il dolore di una parte viene percepito come il dolore di tutti.
Il messaggio emerso con forza è che la comunità mondiale — quella reale, fatta di persone e non di confini — non deve avere barriere di religione, provenienza o lingua. Le differenze non sono un ostacolo, ma la base di un vivere insieme più ricco e consapevole. Questa prospettiva è stata condivisa in modo unanime dagli intervenuti, che hanno ribadito come la costruzione di comunità non sia uno slogan, ma un impegno concreto: aprire spazi di dialogo, conoscersi, riconoscersi, condividere problemi e soluzioni.
L’iniziativa di domenica 30 novembre è stata anche un esempio di come un territorio possa reagire unito a un episodio di odio, ribaltandone il senso: ciò che nasce per dividere può diventare un’occasione per unirsi; ciò che mira a intimidire può trasformarsi nell’esatto contrario se la società risponde in modo compatto, solidale e coraggioso.
Il Centro Culturale Al Abrar ha ringraziato tutte le persone intervenute e ha ribadito la volontà di continuare il proprio lavoro di dialogo, formazione e apertura verso l’intera cittadinanza. In una società polarizzata, momenti come quello di ieri dimostrano che la strada della convivenza è possibile, concreta e praticabile.
Tivoli ha dato un segnale importante: di fronte all’odio, si costruisce comunità. E questa è la migliore risposta che si possa dare.
Si invita, quindi, a partecipare alla terza marcia della pace e dell’inclusione che si terrà il 6 dicembre tra Tivoli Terme e Villalba a partire dalle ore 15.00
