di Daniela Alessandri—-

Martedì 18 novembre, alle ore 10,  davanti alla Regione Lazio si è alzata una voce che non può più essere ignorata: centinaia di inquilini delle case popolari, organizzati da Unione Inquilini, hanno trasformato la piazza in un atto d’accusa contro anni di abbandono, sfratti mascherati e politiche che trattano la casa come una merce e non come un diritto. “Stop morosità, fate le manutenzioni”, “La casa è un diritto sociale”, “L’Italia che vogliamo: 150mila case popolari e studentati”: parole semplici e radicali, perché dicono la verità cruda che la Regione e  Ater fingono di non vedere.

Le nuove diffide per morosità sono l’ennesimo colpo contro famiglie schiacciate da stipendi insufficienti, affitti insostenibili e un degrado strutturale causato dall’assenza deliberata di investimenti: infiltrazioni, impianti rotti, servizi inesistenti. E ora, mentre si annuncia un’ondata di freddo, Ater lascia le case senza riscaldamenti che non sono ancora stati accesi: un’umiliazione per anziani, bambini, lavoratori costretti a vivere nel gelo.

La piazza di oggi – con realtà in lotta come Occupazione 8 Marzo, ex Via Maria Adelaide, Laurentino 38, movimenti sociali– ha denunciato il quadro nazionale: un governo che accelera gli sfratti senza garanzia del passaggio da casa a casa, che non rifinanzia il Fondo per la Morosità Incolpevole, che smantella ogni forma di welfare per favorire speculazione e rendita.

La forza collettiva ha però imposto un primo risultato: l’assessore regionale alla casa Ciacciarelli ha dovuto incontrare la delegazione e promettere un tavolo unitario con tutte le rappresentanze degli inquilini entro l’inizio di dicembre. Annunciato anche il regolamento per le assegnazioni in deroga alle donne vittime di violenza, frutto della pressione costante delle lotte.

Ma nessuno si illude: le promesse non bastano. La giornata di oggi dimostra che solo l’organizzazione, la solidarietà e la mobilitazione dal basso possono piegare l’arroganza istituzionale. Unione Inquilini e gli inquilini delle case popolari continueranno a lottare: casa, dignità, riscaldamenti e manutenzioni non sono richieste – sono diritti. E i diritti si conquistano insieme.