di Loredana Fraleone—-
La parola sicurezza è molto di attualità, abusata da politici che hanno tutto l’interesse a creare un clima in cui ognuno si ritiri nella propria intimità, riduca al massimo la vita sociale e l’impegno collettivo, nello spirito dello: “io speriamo che me la cavo”. Non parliamo poi della sicurezza invocata per il riarmo, presentato come necessario di fronte a un presunto aggressore russo, che al di là della vicenda ucraina, tutta da interpretare fuori della propaganda dominante, non ha alcun interesse concreto a invadere territori europei del tutto privi di risorse naturali appetibili da chi ne possiede in gran quantità.
Ciò nonostante, il riarmo e la spesa militare, stanno raggiungendo livelli impressionanti a scapito della spesa sociale sempre più sacrificata in nome della “sicurezza dell’Europa e dell’Occidente”.
L’annoso problema dell’insicurezza delle scuole tende così ad aggravarsi e a rappresentare un pericolo vero per la popolazione scolastica esposta a pericoli quotidiani, nella realtà italiana in cui quasi il 90% delle scuole non è conforme alle normative sulla sicurezza e circa il 10% si trova nella totale irregolarità.
Può accadere allora che, proprio mentre studenti e studentesse, alle 8 di mattina, stanno per entrare nell’edificio, come è successo in quello che ospita l’Istituto superiore Diaz nel quartiere Tuscolano di Roma, crolli il controsoffitto appena suonata la campanella e che per pura casualità nessuno fosse già entrato. Nessun ferito per fortuna, solo qualche problema respiratorio a causa delle polveri diffuse dal crollo.
Con questo “incidente”, nel 2025 siamo al nono crollo nel Lazio e a 4.330 infortuni a scuola. Parliamo quindi dell’insicurezza quotidiana a cui sono sottoposti alunni/e della nostra regione, nei luoghi dove la sicurezza dovrebbe essere la condizione primaria della vita scolastica.
Servono risorse, attenzione, cura verso quel mondo che prepara il futuro e dovrebbe farlo nel segno della cittadinanza, della pace e della convivenza tra i popoli, ma i venti di guerra, la spesa per un riarmo aggressivo con relativa diminuzione di quella sociale, rendono tutto questo ancora opinabile, forse perché garantire sicurezza al diritto allo studio, valore all’istruzione, metterebbe in discussione le scelte scellerate che preparano alle guerre.
Occhio però, la generazione Z se ne sta accorgendo.
