di Giuseppe Carroccia—-

Quando il bandierone della Pace di 500 metri della Cgil Toscana sta ancora scivolando sulla discesa che conduce da piazza Vittorio all’incrocio con Via Manzoni, Landini deve ancora cominciare a parlare nella Piazza, strapiena, di San Giovanni.

Dal palco, dove si sono alternati lavoratrici e lavoratori a raccontare vertenze significative di questi mesi caldissimi, quando annunciano che sono oltre 200 mila, per una volta ci possiamo credere davvero.

La Cgil ha tanti difetti, ma rimane una organizzazione seria che non dà i numeri a caso.

La manifestazione è riuscita sia come numeri che come combattività: un mare di bandiere rosse punteggiate da qualcuna della pace e della Palestina.

Le categorie aprono, con una prevalenza evidente della Fiom ma con una presenza considerevole seguono le altre: dalla Funzione Pubblica, alla Filcams, la Fillea, la Filcem, la Scuola, lo Spi e infine i Regionali e le Camere del Lavoro.

Ci sono molti studenti della Rete e di Uds che fanno risuonare gli slogan che hanno animato la mobilitazione per la Palestina di questi ultimi mesi, come la Rete Stop Rearm.

Presente anche l’Anpi con un numeroso spezzone, come anche Rifondazione Comunista con due striscioni, uno tenuto dai giovani comunisti, l’altro della Federazione di Milano e il Bandierone rosso con l’immagine di Marwan Barghouti.

In coda anche Avs e i giovani dei 5 stelle. Il Pd non c’era e se c’era, siccome non dormivo e non li ho visti, dovevano essere pochi e sparuti.

Tutto il corteo, come ormai gli altri di questi giorni, ha espresso un livello di passione rumorosa e urlata imparagonabile alle sfilate silenziose e un po’ rituali degli ultimi anni.

D’altronde la situazione è grave e la legge di bilancio del governo è una dichiarazione di guerra per lavoratori e pensionati.

La piattaforma della manifestazione, la democrazia al lavoro, è molto più avanzata che nel passato, si parla esplicitamente di aumentare salari e pensioni; soprattutto c’è la volontà di contrastare la guerra, il riarmo e l’economia di guerra che rendono impossibile la difesa dei diritti sociali e democratici.

Insomma la Cgil fa quadrato rosso con la propria storia e tradizione, con un radicamento operaio ancora significativo e dopo la sconfitta ai referendum sembra disporsi a una campagna di lotta sindacale diretta.

Le vertenze e le questioni aperte oltre alla finanziaria sono molte e incalzano, in particolare i processi di industrializzazione del paese.

E’ evidente che servirà una nuova strategia, anche per connettersi con una nuova generazione che è prepotentemente scesa in piazza per rivendicare la possibilità di avere un futuro.

Semaforo rosso a guerra e riarmo, significa semaforo verde per lo Sciopero Generale da fare prima dell’approvazione della legge di bilancio. Cioè entro metà dicembre. A babbo morto non serve a niente. Lo stesso governo è lacerato e si sta facendo opposizione da solo talmente è antipolare questa manovra con punta di ferocia di classe.

Vanno stanati e inchiodati alle loro responsabilità. Le opposizioni parlamentari balbettano e non lo fanno, ci penserà la classe lavoratrice e le sue organizzazioni.

Le prossime saranno settimane decisive per far crescere il movimento e la lotta.