di Daniela Alessandri—-

Dopo mesi di bombardamenti incessanti, assedio e massacri quotidiani, a Gaza continua il genocidio con la complicità silenziosa delle potenze occidentali. La popolazione civile è allo stremo: ospedali al collasso, scarsità di acqua potabile, elettricità razionata e rifornimenti umanitari che faticano ad entrare.

A rendere ancora più drammatico il quadro, ieri sera è stata presentata alla stampa internazionale la cosiddetta “piattaforma di pace” firmata da Donald Trump e Benjamin Netanyahu. Un documento che, dietro l’apparenza di un cessate il fuoco, nasconde condizioni vessatorie e asimmetriche che preludono a una nuova fase di controllo e occupazione di Gaza.

Secondo quanto riportato dai media internazionali, il piano prevede:

  • la smilitarizzazione totale della Striscia e la distruzione delle infrastrutture militari palestinesi;
  • l’istituzione di un governo “tecnocratico” provvisorio, senza alcun mandato elettivo, sotto la supervisione di un “Board of Peace” internazionale guidato dallo stesso Trump e con figure politiche esterne;
  • la liberazione di ostaggi e prigionieri, ma con una gestione unilaterale delle tempistiche;
  • il ritiro parziale e progressivo delle forze israeliane, condizionato però a rigide clausole di sicurezza e al mantenimento di zone di sorveglianza internazionale.

Dietro queste misure non si intravede alcuna reale volontà di giustizia. La cosiddetta “pace” significa, in realtà, disarmo unilaterale, amministrazione eterodiretta e possibilità costante di nuove operazioni militari. Non è un cammino verso la libertà, ma l’ennesima gabbia imposta al popolo palestinese, che viene privato del diritto di autodeterminarsi e di eleggere i propri rappresentanti.

Per queste ragioni la manifestazione nazionale del 4 ottobre a Roma assume un significato ancora più decisivo. A partire dalle ore 14.30, da Porta San Paolo, migliaia di persone scenderanno in piazza per denunciare il genocidio e rivendicare:

  • cessate il fuoco immediato,
  • ingresso libero e sicuro degli aiuti umanitari,
  • stop alla colonizzazione della Cisgiordania,
  • liberazione delle prigioniere e dei prigionieri politici palestinesi,
  • giù le mani dalla Global Sumud Flotilla,
  • sanzioni reali contro Israele finché non verranno rispettati i diritti del popolo palestinese.

La mobilitazione è promossa da sindacati di base, movimenti sociali, associazioni della comunità palestinese e realtà solidali di tutta Italia. È un appuntamento che unisce lotta e solidarietà, nella consapevolezza che la pace non si costruisce con la forza ma con la giustizia.

 Sabato 4 ottobre, ore 14:30, da Porta San Paolo: tutti e tutte in piazza per la Palestina!