di Giuseppe Carroccia—-
Il pomeriggio del 9 ottobre si è svolto un presidio davanti al Ministero dell’Economia e Finanze, in via XX Settembre, promosso dall’ANPI e che ha visto l’adesione di un nutrito cartello di forze sociali, politiche e associative.
Diverse centinaia di persone tenevano in mano cartelli in cui chiedevano di interrompere ogni relazione politica commerciale, accademica e militare, qualunque scambio di tecnologie e di armi diretto o indiretto con Israele. La fine del genocidio e dell’occupazione di Gaza e della Cisgiordania.
Tra i circa venti interventi particolarmente determinati quelli degli studenti medi e universitari i più duri nella condanna del sionismo e i più lungimiranti nel chiedere di continuare a espandere il movimento contro la guerra, il riarmo, la difesa dello stato sociale.
Molto seguiti anche gli interventi di Armando ricercatore del Cnr di Napoli che ha illustrato la protesta dei ricercatori, della rappresentante di Emergency che ha descritto della nuova situazione che si sta delineando a Gaza, del rappresentante della Rete non Bavaglio che ha denunciato la vergogna dell’informazione in Italia. E anche lamentato l’assenza del Partito democratico.
Tra i partiti è intervenuta la segretaria del Pci, una rappresentante dei 5 stelle e per Rifondazione Comunista Giovanni Barbera che ha rilanciato sui prossimi appuntamenti a partire dalla marcia Perugia Assisi.
Il segretario della Cgil Roma Lazio Di Cola ha dato appuntamento a sabato 25 ottobre per la manifestazione della Cgil per aumenti di salari e pensioni contro la finanziaria di guerra del governo fascioguerroleghista.
Nell’ ultimo intervento Fabrizio De Sanctis, responsabile esteri dell’Anpi nazionale, è stato molto netto: “Di fronte a situazioni così gravi che riguardano la pace e la guerra e di fronte a un movimento di opposizione fermo, determinato e pieno di giovani e di speranza è finito il tempo dei comportamenti e delle votazioni ambigue; ci vuole coerenza. Si verrà giudicati rispetto ai comportamenti concreti”.
Una manifestazione conclusa con impegni concreti e determinati che si è sciolta tranquillamente senza nemmeno un blocco per attraversamenti stradali. La forza della ragione oggi non aveva bisogno di bloccare tutto, ma di mandare un messaggio chiaro al governo dell’economia di questo paese.
Nemmeno uno spillo deve essere prodotto e venduto per Israele, non un proiettile pagato coi soldi delle tasse dei nostri salari e delle nostre pensioni.
A fare la guerra andateci voi con le tasse degli evasori fiscali. Cioè con le mazzafionde.
