di Barbara Tamanti—-
Perché la posizione “Vannacciana” in fatto di inclusione scolastica trova sponda persino tra i familiari degli alunni con disabilità?
Non è raro sentire o leggere affermazioni in linea con il proposito di tornare alle scuole speciali per i disabili.
La motivazione è, perlopiù, la profonda insoddisfazione di molte famiglie con disabili rispetto alle proprie aspettative circa l’integrazione scolastica e, sovente, le stesse raccontano di aver sorpreso il proprio figlio in condizioni di isolamento cosa, purtroppo, spesso vera.
Ma davvero una legge bella e giusta va abolita per il semplice fatto che possa essere solo mal attuata?
Vero è anche che la scuola soffre una processo di asfissia economica endemica. Il personale, previsto per garantire l’applicazione della legge, prevede importanti investimenti finanziari da parte dello Stato e dei Comuni, tra docenti di sostegno, assistenti , educatori o per progetti mirati.
Quello che accade però è che, laddove lo Stato latita nelle sue funzioni, come garantire un numero di docenti adeguato alle altrettanto giuste ore di sostegno dovute per ciascun studente con disabilità, sono i Comuni a dover sopperire aumentando le ore di presenza dell’assistente e ciò, alla lunga, manda in sofferenza gli enti pubblici.
Parliamo della qualità del personale: sappiamo bene che le graduatorie di “sostegno” possono esaurirsi così come quelle degli specializzati, e può succedere che si passi, quindi, al ripescaggio dalle liste cosiddette “comuni” incaricando annualmente docenti che poco hanno a che fare con la disabilità così da generare delusione, quando non contrarietà. da parte dell’alunno e della sua famiglia.
Inoltre, non è raro che la scelta del ruolo come “sostegno” da parte dei professori, sia solo provvisoria in attesa di altra nomina. Troppo spesso si prende con leggerezza il lavoro di affiancamento scolastico, che dovrebbe, invece, prevedere una formazione “alta” (per non parlare poi degli assistenti con paghe sempre più basse) , ed è, quindi, facile quanto tutto questo finisca per ridurre questa professione ad una professione di passaggio o meramente formativa, portando, inevitabilmente, ad uno scontento generale.
In questo quadro appare ormai semplice comprendere che il problema per questi “rivoluzionari” non è etico, tantomeno umano, ma esclusivamente economico visto che sembra bizzarro come l’interessamento alla disabilità passi dall’esclusione .
Dai primi anni della legge sull’integrazione scolastica si è assistito a una vera e propria evoluzione delle persone con disabilità che ha sorpreso anche gli studiosi che osservavano il nuovo modello di inserimento.
Questi bambini sono oggetto di stupore perché manifestano capacità inespresse e sconosciute quando vengono ricoverati in istituti speciali, ma questo vale anche per i cosiddetti normodotati, anche per loro crescere in contesti inclusivi insegna valori preziosissimi come la solidarietà, la la pazienza, la conoscenza di una società plurale e questo tesoro contribuisce a formare adulti più sensibili e consapevoli, adulti di un futuro di cui questo Paese ha davvero bisogno.
Quindi dovremmo tutti chiedere a gran voce che la nostra bella legge possa garantire una sana e degna inclusione scolastica che, come abbiamo cercato di chiarire, fa bene a tutti.
