di Loredana Fraleone *—-
E’ durante agosto che si possono varare provvedimenti senza suscitare troppo clamore. Lo sa bene il Presidente della Provincia di Viterbo Romoli, che insieme ai sindaci del Viterbese (non tutti) ha riconfermato la fiducia e quindi l’incarico di amministratore unico della “Talete” S.p.a a Salvatore Genova, elogiandone l’operato.
La riconferma è avvenuta con il solo voto di astensione del sindaco del Comune di Vasanello, quasi a sostenere con la necessaria ipocrisia le lodi del Presidente Romoli, da parte dei sindaci presenti, a chi ha anche gestito con “fermezza” l’ingresso forzato nella S.p.a. (provvedimento della giunta Zingaretti) dei comuni viterbesi recalcitranti. Alcuni di questi, è bene ricordarlo, pur in collocazione politica diversa hanno tentato di tenere fuori dalla “Talete” i propri comuni e la Regione Lazio ha dovuto commissariarli, per obbligarli.
Le conseguenze? Le bollette alle stelle, ritardi negli interventi necessari, nessuna prospettiva di risolvere la crisi idrica dovuta non solo al cambiamento climatico, ma in primo luogo alla dispersione oltre il 40% di condutture colabrodo, l’assenza di interventi strutturali rispetto al problema dell’arsenico e così via. Una condizione condivisa dai ribelli con tutti gli altri comuni, che avevano dato origine alla S.p.a. invece che a un consorzio, rendendola in tal modo permeabile all’ingresso di privati.
La descrizione fantasiosa dell’operato dell’amministratore unico, da parte di Romoli, appare come un insulto alla realtà e alle sofferenze che la popolazione ha vissuto e vive per la pessima gestione dell’acqua, così come l’apprezzamento per il voto unanime dei sindaci. Le dichiarazioni di Romoli di Forza Italia, che dirige la Provincia insieme al PD, sono infatti quasi beffarde verso chi ha tentato di sottrarsi all’ingresso in “Talete”, quando afferma: “… nessuna conflittualità. In altri tempi, cinque o sei anni fa, ci saremmo accapigliati. Invece, registro una compostezza, indice di maturità da parte della classe politica”.
Una pacificazione quindi, che non vede ostacoli nemmeno nella cessione del 40% delle azioni della S.p.a. ai privati, per una gestione ancora più privatistica di soggetti, che non faranno certo investimenti per risolvere i problemi idrici dei Viterbesi, ma ovviamente per ricavarne profitti. E’ spettato proprio a Salvatore Genova ricordare con compiacimento che la gara per l’ingresso dei privati – sta entrando nel vivo-. Anche su questo si registra una frattura democratica, da parte dei sindaci, nei confronti della cittadinanza, espropriata di ogni informazione e potere decisionale. Persino i Consigli comunali sono stati esclusi da decisioni così pesanti.
Assistiamo così ad una vergognosa violazione del Referendum del 2011 sull’acqua, che ne definiva la gestione tutta pubblica e sotto il controllo della cittadinanza, mentre viene privatizzata e accentrata sempre di più. Prima è stato fatto a livello provinciale poi, nell’immediato futuro, connivente il PD con la proposta di legge di Forza Italia, a livello regionale. L’accentramento favorisce la gestione nelle mani di ACEA, la multinazionale con all’interno la francese Suez e che collabora con Mekorot che ha rubato l‘acqua ai Palestinesi.
Rifondazione Comunista, i Comitati per l’acqua pubblica e altri soggetti non staranno a guardare, informando, lottando con i cittadini e le cittadine che ormai dovrebbero aver capito che – privato non è affatto bello!-
‘*Segretaria della Federazione di Rifondazione Comunista di Viterbo.
