Circolo Che Guevara – PRC Anzio—–
Alla Festa di Rifondazione del 2025, organizzata ad Anzio dal Circolo Che Guevara, si è parlato del tema della Pace con Michela Arricale (co-presidentessa del CRED), Wasim Damash (attivista di “Gazzella” e titolare della casa editrice Q.) e Loredana Fraleone ( Direzione nazionale del PRC). Si è discusso sulle cause e delle possibili vie d’uscita per arrivare a un mondo governato dal Diritto e non dalla forza bruta dei “bulli” imperiali.
Michela Arricale ha spiegato il ruolo ed il funzionamento delle istituzioni del diritto internazionale in presenza di crisi gravi. mettendo in evidenza che nel 1948, mentre veniva fondata l’ONU, cercando di dare spazio e voce a tanti popoli vittime di logiche imperial-coloniali, molti Palestinesi venivano già espulsi (Naqba) dalla loro terra da bande terroristiche sioniste e milizie paramilitari. I paesi imperialisti hanno sempre cercato di minare lo spirito internazionalista dello Statuto dell’ONU, non intenzionati a rapportarsi da pari a pari agli altri Stati.
Michela ha concluso il suo intervento con una frase efficace che ha colpito emotivamente i presenti: “la Palestina siamo tutti noi”. Wasim Damash, nel suo intervento, ha spiegato quale fosse lo stato del welfare a Gaza precedentemente alla data del 7 ottobre 2023 e perché fosse così diverso da quello dei Palestinesi della West Bank, chiarendo che vanno considerati due periodi, il cui spartiacque è rappresentato dai ben noti Accordi di Oslo del 1993. Al fine di portare avanti il programma di colonizzazione i sionisti hanno innanzitutto attaccato pesantemente l’Istruzione, la scuola è stato il primo obiettivo per disarticolare la società palestinese della West Bank.
A Gaza invece nel 2002 Sharon, ritirando le truppe e i coloni da Gaza, ha consentito ad Hamas di costruire un’organizzazione statale efficiente.
Nel nostro mondo, il termine islamico ha acquisito un connotato decisamente negativo, sul territorio di Gaza invece Hamas, Jihad e altri gruppi della Resistenza hanno saputo amministrare la realtà locale creando scuole e università di buon livello, ospedali ed altre infrastrutture fondamentali. Come esempio Wasim ha citato una facoltà di Fisica, che ha avuto un incarico di ricerca a livello internazionale data l’alta qualità dei suoi professori e ricercatori. La Palestina è luogo di antichissima cultura e questa solidità storico-culturale ha fatto sì che oltre 100 anni di tentativi di sterminio, da parte dei colonialisti, non siano riusciti a fiaccare la Resistenza della popolazione palestinese. Loredana Fraleone ha sottolineato che l’Europa è parte del mondo occidentale che ritiene di essere dalla “parte giusta della storia e noi saremmo il centro del mondo civile”, è questa l’idea con la quale dobbiamo fare i conti.
Mentre le strutture della democrazia occidentale, di stampo liberale, hanno subito un forte arretramento su posizioni da una parte autoritarie e dall’altra di allontanamento radicale dai bisogni della popolazione, per favorire l’arricchimento di chi è al potere, di contro i Paesi che fanno parte dell’area BRICS stanno perseguendo dei rapporti di scambio economico e politico su una base di parità. Le contraddizioni che l’Occidente sta vivendo sono anche una grande opportunità di cambiamento che noi dobbiamo cogliere.
Nel secondo giro Michela ha spiegato qual è il ruolo e la funzione della Corte Internazionale di Giustizia (IJC) e quello della Corte Criminale Internazionale (ICC). La prima è diretta emanazione dell’ONU e rappresenta il vero Tribunale per gli Stati, mentre la Corte Criminale Internazionale è il risultato di accordi firmati, per iniziativa di alcuni stati. Ha fatto riferimento alle abominevoli azioni di genocidio dello stato sionista contro i Palestinesi, i Libanesi, i Siriani, gli Yemeniti e per ultimo anche gli Iraniani, “Israele rappresenta il peggior pericolo per la pace mondiale, nonostante questo continua ad agire in totale impunità”, per cui bisogna impegnarsi con il boicottaggio, con le manifestazioni e con la diffusione di notizie che i mezzi di distrazione di massa nostrani non trasmettono mai. Wasim, citando la definizione di “mondo islamico”, ha affermato che “ogni Stato si comporta rispetto a questo in base all’utilità propria”.
Anche in Italia,nonostante la grande maggioranza dei cittadini sia contro il genocidio, la “gente” che conta, il Presidente, i politici e le istituzioni, non fa nulla per porre fine allo scempio di Gaza. In Occidente, come nei paesi arabi, le elite non badano ai bisogni della gente ma ai loro interessi, perché ci sono gruppi di potere che monopolizzano completamente la Cosa Pubblica. L’Italia con la Leonardo è la terza fornitrice di armi a Israele. Bisogna fare come fanno gli altri popoli del Levante, che manifestano per i fratelli Palestinesi e non si fermano davanti alle repressioni poliziesche.
Rispetto all’Asse della Resistenza ci sono paesi lontani dalla Palestina, come anche l’Iran e lo Yemen e, fino al 2024 la Siria, che continuano ad opporsi a queste oligarchie finanziarie appoggiando apertamente e in molti modi, anche militarmente, i Palestinesi. Questo accade perché l’Iran non ha un passato coloniale, è fortemente radicato nel suo territorio grazie alla sua cultura millenaria e fa parte del mondo sciita come Hezbollah libanese. Nello Yemen, anche se c’è stato un passato coloniale, il movimento Ansar Allah ha saputo opporsi conquistando un enorme consenso popolare e arrivando a governare gran parte del Paese.
Loredana ha fatto notare che dal 2000 in poi ci sono stati dei grandi sconvolgimenti provocati sostanzialmente dalla finanziarizzazione dell’economia, che ha colpito anche le istituzioni di democrazia liberale. L’’ONU non è più in grado di portare avanti alcuna azione significativa e gli attuali sistemi di potere economico sfuggono a qualsiasi controllo politico mentre, precedentemente, l’Occidente era in grado di mediare tra popoli e interessi economici. Lo Stato si ritira ed i potentati economico-finanziari governano direttamente la “cosa pubblica”.
Da un altro punto di vista si sono generate contraddizioni che derivano dal fallimento di quel modello e che ci danno delle possibilità di intervento significative. Il colonialismo di insediamento, che ha spazzato via i nativi per conquistare sempre nuovi territori, in tante parti dell’Africa, delle Americhe, in Australia è pieno di contraddizioni e si è indebolito.
Paradossalmente, sono i Generali a spiegare il perché delle guerre, dicendoci quello che sta dietro ad ogni azione militare. Davanti a questa immane tragedia abbiamo però un’opportunità di cambiamento radicale.
