di Giorgio Demurtas—-
La ASL Roma 4 opera in un territorio complesso: vasto, a bassa densità abitativa e caratterizzato da una popolazione sempre più anziana, con bisogni sanitari crescenti. Nel Distretto 3, che include Bracciano, Anguillara, Trevignano, Manziana e Canale Monterano, questa fragilità strutturale si sovrappone a una storia lunga e turbolenta di scelte amministrative, ricorsi e continui cambi di direzione. Un contesto che oggi si intreccia con una delle crisi più significative ma spesso ignorate: quella degli Operatori Socio Sanitari, figure essenziali per l’assistenza.
Le liste d’attesa rappresentano da tempo anche in questo distretto la criticità più evidente per i cittadini. Negli ultimi anni la ASL ha dovuto ricorrere più volte a misure straordinarie, come prestazioni aggiuntive per il personale, pur di recuperare gli arretrati. È il segnale di un’organizzazione che fatica a reggere la domanda ordinaria: il sistema vive di accelerazioni temporanee, mentre la routine arranca. La strategia dell’emergenza costante, tuttavia, non è sostenibile nel medio periodo e rischia di produrre un collasso funzionale.
Nel frattempo, il territorio attende la piena operatività degli interventi finanziati dal PNRR: Case della Comunità e Ospedali di Comunità. Strutture decisive per ridurre l’affluenza in ospedale e intensificare l’assistenza di prossimità. Ma il loro completamento procede lentamente, creando un divario crescente tra le necessità — alimentate da un tasso di invecchiamento tra i più elevati del Lazio — e la capacità reale di risposta del sistema territoriale.
La storia dell’ospedale di Bracciano è un simbolo di questa altalena politico-amministrativa. Nel 2010 il riordino della rete ospedaliera deciso dalla presidenza Polverini declassa il presidio, eliminandolo dalla rete dell’emergenza e chiudendone il Pronto Soccorso. Le proteste non tardano: cittadini e amministrazioni locali presentano ricorsi, respinti dal TAR ma poi accolti dal Consiglio di Stato. Con l’arrivo di Zingaretti la situazione cambia di nuovo, il TAR concede una sospensiva, si aprono tavoli di confronto, e la promessa è quella di preservare Bracciano dal ridimensionamento. Seguono investimenti e una lenta rinascita del presidio. Una rinascita tuttavia fragile, perché negli ultimi anni alcune scelte della nuova Direzione generale hanno riacceso tensioni: dalla chiusura, poi revocata, del corso di laurea in Infermieristica, fino alla gestione del personale OSS, oggi epicentro della questione più urgente.
La crisi che riguarda gli Operatori Socio Sanitari è silenziosa, ma potenzialmente devastante per l’assistenza. Nella ASL Roma 4 operano due categorie di OSS: quelli assunti direttamente dall’Azienda a tempo indeterminato e quelli di una cooperativa esterna, il cui lavoro dipende dall’appalto. Contestualmente è attiva una graduatoria concorsuale dalla quale la ASL sta attingendo nuovo personale, ma in numero insufficiente: appena 23 operatori, contro gli 85 OSS della cooperativa che rischiano il posto.
Il 31 dicembre 2025 scadrà infatti l’appalto esterno, e gli OSS della cooperativa stanno già ricevendo le lettere di licenziamento. Molti di loro lavorano da anni nelle strutture pubbliche, sostenendo reparti e servizi nei momenti più difficili, inclusa la pandemia. La loro uscita improvvisa significherebbe un calo drastico della forza lavoro, un aumento vertiginoso dei carichi sugli operatori rimasti e un peggioramento inevitabile della qualità dell’assistenza. Per il territorio significherebbe perdere decine di professionisti già formati, con esperienza sui bisogni locali e capaci di garantire continuità. Per i cittadini più fragili, si tradurrebbe in ritardi, riduzioni dei servizi e un aumento del rischio clinico.
In un territorio dove l’offerta territoriale è già insufficiente e i servizi PNRR sono ancora in costruzione, privarsi di più di ottanta OSS sarebbe un colpo difficilmente assorbibile. Per evitare questo scenario, sarebbe necessario prorogare l’appalto alla cooperativa almeno fino all’esaurimento della graduatoria e alla definizione di un percorso chiaro di internalizzazione di tutti i lavoratori. Servirebbe inoltre un impegno regionale per superare le rigidità che oggi rendono difficile assorbire personale già operativo, senza disperdere competenze preziose.
Le criticità della ASL Roma 4 — ritardi infrastrutturali, governance incerta, liste d’attesa e pressione sul personale — non sono problemi isolati. Sono i sintomi di un sistema che, per reggere l’impatto dell’invecchiamento demografico e dei cambiamenti sociali, avrebbe bisogno di scelte strategiche a lungo termine. Tra queste, la tutela e la stabilizzazione degli OSS dovrebbero essere centrali: sono anche loro a garantire la quotidianità dell’assistenza, la dignità delle cure, la sicurezza dei pazienti.
Il futuro della sanità pubblica passa inevitabilmente dalla capacità di proteggere queste figure fondamentali. Senza OSS in numero adeguato, nessuna riforma, nessuna nuova struttura, nessun progetto finanziato potrà davvero funzionare. In un territorio fragile come quello della ASL Roma 4, investire sugli OSS non è solo una scelta gestionale: è una scelta di civiltà.
