di Daniela Alessandri—-
Presentato prima dell’estate e ora in discussione nelle commissioni regionali, la proposta di legge “Interventi a favore della famiglia, della natalità e della crescita demografica” della Giunta Rocca non è una misura di welfare, ma un manifesto ideologico costruito su misura per i movimenti pro-vita e per la destra cattolica integralista.
Dietro la retorica della “difesa della vita” e della “famiglia naturale” si nasconde un impianto profondamente discriminatorio: il testo riconosce come famiglia solo quella composta da un uomo e una donna, escludendo di fatto le famiglie omogenitoriali, monogenitoriali e tutte le forme di affettività che esistono nella società reale.
Ancora più grave è l’articolo che parla di “salvaguardare il nascituro dal momento del concepimento al parto”: un tentativo di attribuire personalità giuridica al concepito, in aperto contrasto con il Codice Civile e con lo spirito della legge 194, che tutela la maternità come scelta libera e consapevole.
La Giunta Rocca propone così un modello di società che ripropone ruoli di genere rigidi e subordinati, in cui le donne vengono definite solo come madri e le persone LGBTQI+ vengono semplicemente cancellate.
Nel testo non compaiono riferimenti alla Convenzione di Istanbul contro la violenza di genere né misure concrete su salari, asili nido o consultori, cioè su ciò che davvero serve a sostenere le famiglie e la natalità.
I 12 milioni di euro previsti in tre anni – poco più di diecimila euro per comune all’anno – rappresentano una cifra simbolica, utile solo a finanziare iniziative di facciata e a legittimare l’ingresso delle associazioni antiabortiste nelle politiche pubbliche regionali.
La Regione dovrebbe investire in sanità pubblica, consultori, lavoro stabile e servizi educativi, non in leggi che cancellano diritti e libertà.
Difendere l’autodeterminazione delle donne e delle persone LGBTQI+ significa difendere la democrazia, la giustizia sociale e la dignità di tutte e tutti.
Bisogna fare pressione affinché questa proposta venga immediatamente ritirata e cancellata dall’agenda del Consiglio regionale.
Il Lazio non ha bisogno di un ritorno al passato, ma di politiche pubbliche inclusive, laiche e rispettose dell’autodeterminazione di tutte e tutti
