Prc – SE Federazione di Viterbo/Tuscia*—-
Lettera aperta ai Sindaci della Provincia di Viterbo
Per una presa di responsabilità istituzionale sulla crisi della sanità pubblica
Gentili Sindache e Sindaci della Provincia di Viterbo,
questa lettera nasce dalla crescente preoccupazione dei cittadini di fronte a un dato ormai evidente: il servizio sanitario pubblico, come oggi organizzato, non riesce più a garantire risposte adeguate, tempestive ed eguali per tutti.
Pronto soccorso sovraffollati, liste d’attesa incompatibili con i bisogni di cura, carenza di personale sanitario e ricorso sempre più obbligato alla sanità privata rappresentano una condizione strutturale, non più episodica.
Di fronte a questa situazione, diventa necessario richiamare il quadro normativo e istituzionale che assegna ai sindaci un ruolo tutt’altro che marginale nella tutela della salute pubblica.
1. Il quadro nazionale: il Sindaco come autorità sanitaria locale
La legislazione nazionale individua con chiarezza responsabilità e funzioni degli amministratori locali.
Il Testo Unico degli Enti Locali (D.Lgs. 267/2000) stabilisce che il sindaco non è soltanto capo dell’amministrazione comunale e ufficiale di governo, ma anche autorità sanitaria locale.
A ciò si affianca la riforma del Servizio Sanitario Nazionale introdotta dal D.Lgs. 502/1992, successivamente modificato dai decreti legislativi 517/1993 e 229/1999, che ha istituito un servizio sanitario fondato su:
- programmazione territoriale;
- integrazione tra servizi sanitari e sociali;
- partecipazione degli enti locali attraverso la Conferenza dei Sindaci.
Il legislatore nazionale ha quindi previsto un modello chiaro:
la sanità non è solo competenza tecnica o amministrativa delle aziende sanitarie, ma materia di governo territoriale, nella quale i sindaci rappresentano direttamente i bisogni di salute della popolazione.
Il sindaco può:
- tutelare la salute pubblica nel proprio territorio;
- emanare ordinanze urgenti in caso di emergenze sanitarie;
- partecipare alla programmazione sanitaria locale;
- esercitare funzioni di indirizzo e controllo attraverso gli organismi collegiali.
La Conferenza dei Sindaci nasce proprio per garantire che la voce dei territori non venga esclusa dalle decisioni sanitarie.
2. Il livello regionale: il servizio sanitario nel Lazio
Con la riforma costituzionale e il processo di regionalizzazione della sanità, la Regione Lazio è oggi il principale decisore in materia sanitaria: programma la rete ospedaliera, nomina i direttori generali delle ASL, stabilisce risorse, organizzazione e servizi.
Tuttavia, questo non significa che i sindaci abbiano un ruolo simbolico.
Nel Lazio:
- tutti i sindaci partecipano alla Conferenza dei Sindaci della ASL;
- esprimono parere obbligatorio sul Piano sanitario aziendale;
- verificano qualità e accessibilità dei servizi;
- valutano i risultati della direzione generale;
- possono segnalare criticità rilevanti alla Regione;
- rappresentano istituzionalmente i cittadini nelle scelte sanitarie.
È vero che i sindaci non possono assumere medici, aprire reparti o decidere autonomamente l’organizzazione ospedaliera, ma è altrettanto vero che la Conferenza dei Sindaci rappresenta il principale strumento democratico di pressione istituzionale verso la Regione.
Quando questo ruolo viene esercitato con forza e unità, i territori incidono realmente sulle politiche sanitarie.
3. La realtà locale: la sanità nel Viterbese
Nel territorio della provincia di Viterbo l’organizzazione sanitaria fa capo alla ASL di Viterbo, all’interno della quale operano tutti i sindaci della provincia riuniti nella Conferenza dei Sindaci.
Qui il ruolo degli amministratori locali diventa ancora più rilevante.
Il Viterbese è caratterizzato da:
- numerosi comuni medio-piccoli;
- aree interne e distanti dai grandi poli ospedalieri;
- popolazione anziana crescente;
- forte bisogno di medicina territoriale e assistenza domiciliare.
In questo contesto il sindaco rappresenta spesso il primo e unico interlocutore istituzionale dei cittadini quando la sanità non funziona.
Le criticità oggi sono sotto gli occhi di tutti:
- pronto soccorso sotto pressione costante;
- tempi di attesa incompatibili con il diritto alla cura;
- difficoltà di accesso a visite specialistiche ed esami diagnostici;
- carenza di personale medico e infermieristico;
- progressivo spostamento dei cittadini verso il privato, spesso per necessità e non per scelta.
Il risultato è una sanità sempre meno universale, dove chi può pagare si cura prima e chi non può aspettare resta indietro o non si cura affatto.
Tutto questo ci porta a rappresentarvi una responsabilità politica e istituzionale non più rinviabile.
Nessuno ignora che le decisioni finali spettino alla Regione, proprio per questo diventa centrale l’azione collegiale dei sindaci. La normativa nazionale e regionale non vi attribuisce un ruolo decorativo:
vi affida il compito di rappresentare i bisogni reali delle comunità e difendere il diritto alla salute.
Oggi ciò significa:
- utilizzare pienamente la Conferenza dei Sindaci come luogo di indirizzo politico;
- assumere posizioni pubbliche e condivise sulla crisi dei servizi sanitari;
- chiedere con forza interventi su pronto soccorso, personale e medicina territoriale;
- monitorare e rendere pubblici i risultati della ASL;
- promuovere una vera integrazione socio-sanitaria tra servizi comunali e sanitari.
Il silenzio istituzionale si trasforma in accettazione implicita del progressivo arretramento della nostra sanità pubblica.
Questa lettera è un invito alla responsabilità condivisa.
Serve una Conferenza dei Sindaci capace di:
- diventare interlocutore autorevole della Regione Lazio;
- rappresentare unitariamente l’intero territorio provinciale;
- trasformare le segnalazioni dei cittadini in iniziativa politica concreta;
- riaffermare che la sanità pubblica non può essere sostituita dalla sola offerta privata.
Il rischio reale è che la normalizzazione delle liste d’attesa infinite e del ricorso obbligato al privato produca una frattura sociale profonda, incompatibile con i principi costituzionali di uguaglianza e universalità delle cure.
La sanità pubblica non è solo un servizio: è il fondamento della coesione sociale di un territorio.
Per questo rivolgiamo a voi, Sindache e Sindaci del Viterbese, un appello chiaro:
assumere pienamente il ruolo che la legge vi riconosce come autorità sanitarie locali e come rappresentanti diretti delle comunità.
Difendere la sanità pubblica oggi significa difendere il diritto dei cittadini a essere curati sempre.
In attesa di un positivo riscontro.
*Gruppo di lavoro sanità/ambiente Federazione di Viterbo
