di Matteo Di Giuseppe—- 

Il Circolo L. Longo Cinecittà-Quadraro è sceso in piazza per ricordare il rastrellamento del Quadraro, il “Nido di vespe”, come ebbe a dire il console E.F. Moellhausen per sottolineare il radicamento partigiano nella borgata della periferia sud-est di Roma. All’alba del 17 aprile 1944 le SS, in assetto da guerra, rastrellano circa 1000 uomini e ragazzi, in seguito deportati nel campo di concentramento di Fossoli e poi nei campi di lavoro tedeschi.

Lungi dall’essere soltanto un raid per fornire manodopera coatta per il complesso militare-industriale tedesco (Merck, Continental, Schkickert & Co) – vera spina dorsale del regime nazista – l’”operazione balena” – questo il nome in codice dato dal comando tedesco alla spedizione al Quadraro – fu ben altro: fu, innanzitutto, un’operazione militare, per limitare l’attività partigiana in un’area (l’VIII zona dei GAP), cruciale per interrompere le linee di rifornimento tedesche verso la linea Gustav. Ma fu, soprattutto, un’operazione politica, per rompere la simbiosi tra gruppi partigiani e popolazione, in un quartiere dove la resistenza iniziava ad assumere i contorni della lotta di classe: le azioni partigiane al Quadraro, d’altronde, non erano solo sabotaggi ma anche assalti ai mulini e distribuzione di pane alla popolazione, in una borgata la fame mordeva come non mai.

Oggi come allora sono le borgate e le classi popolari a pagare il prezzo delle guerre dei padroni, oggi come allora i comunisti e il Quadraro hanno ben chiaro da che parte stare.