Segreteria Regionale PRC Lazio—-

Il risultato del referendum nel Lazio conferma e rafforza il dato nazionale: il NO vince anche nella nostra regione con il 54,60% %, contro il 45,40% del SÌ, dentro un’affluenza significativa, superiore al dato nazionale,  del 61,7%. Un risultato netto, tutt’altro che scontato, che assume un valore politico preciso.

Non siamo di fronte a un voto tecnico. Anche nel Lazio, come nel resto del Paese, le cittadine e i cittadini non si sono espressi nel merito puntuale del quesito, ma hanno dato un giudizio più complessivo, respingendo una riforma che avrebbe ridotto l’autonomia della magistratura subordinandola  al controllo del potere politico. È stata così sventata la prospettiva di una giustizia sempre più asservita agli interessi dei potenti.

Arriviamo da anni di progressivo svuotamento dei principi costituzionali – lavoro, uguaglianza, pace, giustizia sociale – accompagnati da una crescente distanza tra istituzioni e società. Eppure questo voto dimostra che anche nel Lazio esiste un tessuto sociale vivo, capace di mobilitarsi e di respingere una deriva autoritaria e liberista.

Il fattore decisivo è stato il protagonismo sociale: migliaia di persone hanno trasformato la consapevolezza politica in partecipazione concreta, traducendo in voto la mobilitazione delle piazze degli ultimi mesi contro la guerra, contro le politiche antisociali e contro le ingiustizie globali. Questa presenza dal basso ha costituito l’argine necessario per difendere la Costituzione.

Non è stata bocciata soltanto una riforma. È stata respinta un’idea di società e di gestione del potere che tende a ridurre gli spazi di democrazia e a sottrarre controllo e legalità. È stata messa in discussione una narrazione che non ha convinto, perché distante dalla vita concreta delle persone.

Il voto nel Lazio esprime una domanda più profonda di discontinuità politica e sociale, che riguarda non solo l’attuale governo ma anche le esperienze che negli anni non hanno saputo dare risposte. Questa disponibilità al conflitto e alla partecipazione ha ora bisogno di tradursi in risultati concreti che incidano sulla vita quotidiana: dal lavoro alla salute, dai diritti sociali al contrasto alla guerra.

Sta alla politica saper raccogliere questo segnale, trasformando questa resistenza democratica e sociale in un’alternativa reale, capace di rappresentare gli interessi delle classi popolari e di contrastare le politiche di guerra, precarietà e disuguaglianza.

Noi ci saremo!