di Barbara Tamanti—- 

A proposito di “caregiver” la Regione Lazio ha  avviato una mappatura nei territori per il loro riconoscimento attraverso determinati requisiti. 

Nella misura della Regione è previsto un servizio gratuito a disposizione delle/dei caregiver, un sostegno psicologico  che, evidentemente, appare finalmente  utile anzi, per certi casi, urgente.

Al momento in alcune province il servizio offre dieci incontri a chi ne fa richiesta,  ben poco se pensiamo di offrire un sostegno a persone che, magari, svolgono da anni il ruolo di caregiver. Ma  le richieste sembrano aver ottenuto successo, con buone percentuali di richieste da parte della popolazione coinvolta e questo dimostra che il peso della cura diventa un  fardello non solo fisico e pratico ma anche mentale. 

Ore e ore di lavoro di cura e di assistenza, sommate ad uno stato di  ansia e di  preoccupazione costanti non solo per il presente ma soprattutto verso il futuro, è questo quello che  una/un caregiver su due vive con profonda inquietudine 

Pur comprendendo che si tratta di un progetto pilota pensiamo, però, che la Regione dovrebbe pensare di mettere in campo maggiori disponibilità economiche proprio per favorire l’ascolto delle persone che si confrontano quotidianamente con la disabilità e le loro difficoltà e ampliare il servizio permettendo di effettuare veri e propri percorsi di terapia per aiutare sia le famiglie sia i professionisti e intercettare le eventuali criticità ed emergenze familiari.

Così facendo forse fatti come quello di Roma,  in cui un intera famiglia si è arresa di fronte alla disabilità grave di una figlia ancora bambina, potrebbero non accadere più.