di Massimiliano Rossini—- 

Tivoli, 14 novembre 2025 – Una vibrante giornata di mobilitazione studentesca ha attraversato l’Italia e ha trovato un’eco significativa anche a Tivoli, dove gli  studenti hanno animato un corteo e un sit-in in Piazza Garibaldi. L’onda di protesta ha messo al centro non solo le problematiche locali, come le critiche condizioni strutturali di molte scuole tiburtine, ma ha lanciato un’accusa diretta alle politiche del Ministro dell’Istruzione.

Va sottolineato il Protagonismo dei Giovani Comunisti di Tivoli.

La riuscita e la carica politica della mobilitazione tiburtina sono state determinate dalla presenza attiva e coraggiosa dei Giovani Comunisti della Federazione di Tivoli. I giovani compagni sono stati l’avanguardia della protesta, non rimanendo ai margini, ma contribuendo in modo determinante a definire i contenuti e a organizzare l’azione in piazza.

Il loro merito principale è stato quello di elevare il dibattito: hanno saputo connettere i problemi strettamente locali – come le scuole che “cadono a pezzi” – a una critica politica di sistema, mettendo sotto accusa non solo l’inerzia, ma il modello stesso di scuola voluto dal Ministro, percepito come “chiuso, settario e classista”.

Questo protagonismo militante dei Giovani Comunisti deve servire da esempio per l’intero Partito, dimostrando l’efficacia del radicamento territoriale e della capacità di guidare le lotte di massa, assumendosi la responsabilità di essere il motore del cambiamento.

 Le accuse al Governo per una “ educazione negata”

Il malcontento degli studenti, amplificato dalla mobilitazione promossa dai giovani compagni, si concentra su una visione dell’istruzione che è repressiva e classista. Tra i principali punti di rimprovero al Governo, che preferisce concentrarsi sul divieto dei cellulari invece che sui veri bisogni formativi, spiccano:

  • il  diritto negato all’educazione sessuale. Forte è la condanna verso le politiche del Governo Meloni che, secondo i manifestanti, tendono a proibire o ostacolare l’introduzione dell’Educazione Sessuale e Affettiva nelle scuole, ignorando la necessità di prevenzione e di un’informazione completa per contrastare la violenza di genere e i fenomeni di discriminazione, per questo hanno annunciato la loro presenza alla Manifestazione Nazionale del 22 Novembre di “NON UNA DI MENO” . Gli studenti chiedono una formazione completa che superi i tabù imposti da una visione conservatrice e ottusa.
  • la mancanza di fondi per la manutenzione che è  percepita come il vero problema, a fronte di “soluzioni ipocrite” sui telefoni. È stata criticata l’Alternanza Scuola-Lavoro (PCTO)  per  la scarsa sicurezza e l’assenza di tutele, in un’ottica che vede il PCTO come sfruttamento giovanile.
  • la scuola che “censura e militarizza”: i giovani studenti sono ovviamente contro e molto forte è stata, anche, l’opposizione alle politiche che tentano di imporre una “educazione alla guerra”, in netta contraddizione con i principi di pace.

I Giovani Comunisti hanno avuto il merito di collaborare e arricchire la piazza non solo insieme agli studenti medi, ma anche con i membri di OSA – Opposizione Studentesca d’Alternativa.

OSA è un’organizzazione studentesca che lotta per una scuola emancipatrice e contro l’attuale modello, costruendo una coscienza critica attraverso azioni di controinformazione e protesta. La loro collaborazione con i giovani compagni dimostra che l’unità sui temi di lotta è fondamentale per amplificare la voce della protesta. 

Il ricordo di Barghouti

Proprio su iniziativa dei giovani compagni della Federazione di Tivoli, la piazza ha avuto un momento di forte respiro internazionale, ricordando la figura di Marwan Barghouti, attivista palestinese, e rilanciando l’appello per la sua scarcerazione e per una Palestina libera, indipendente e democratica.

Questa azione non solo sottolinea il legame indissolubile tra le lotte locali e la solidarietà globale, ma insegna a tutto il Partito l’importanza di quanto sia necessario e indispensabile la presenza dei comunisti – con il loro protagonismo e il loro radicamento – non solo negli scioperi degli studenti, ma anche nelle lotte dei lavoratori, ponendo i temi della pace e dell’uguaglianza al centro della mobilitazione.