di Marco Bizzoni *—-
Le attuali politiche scolastiche del Ministero dell’Istruzione e del Merito non costituiscono una semplice gestione conservatrice, ma rappresentano una vera e propria Restaurazione. L’obiettivo di classe è palese: ridurre lo studio da diritto universale a merce settoriale, regolata sulla base del censo.
La scuola non è più soltanto il bersaglio di tagli lineari, ma diviene uno strumento per costruire senso comune e consenso egemonico nella società. Parallelamente al definanziamento strutturale — mascherato da finanziamenti a bando per progetti spot PNRR o PON — avanzano i processi di privatizzazione e l’inserimento del privato nelle attività pubbliche. Si assiste a una progressiva occupazione degli spazi educativi da parte delle Forze Armate e di polizia, tipica di regimi non democratici, mentre si consolida il paradigma utilitarista che subordina la scuola alle necessità delle aziende.
Nelle riforme del Ministro Valditara, gli aspetti disciplinari e securitari si saldano con le necessità del neoliberismo, che richiede forza lavoro docile, disciplinata e pronta alla precarietà. La trasformazione della scuola emancipatrice della Costituzione in un dispositivo di disciplinamento sociale e riproduzione delle disuguaglianze è il perno di questo progetto reazionario.
Le riforme in atto
- Filiera Tecnologico-Professionale (4+2): La riduzione del percorso negli istituti tecnici e professionali è un attacco frontale al diritto allo studio delle classi popolari, a cui viene negato il tempo per una formazione critica. La sovranità educativa viene ceduta alle aziende, producendo manodopera addestrata a mansioni contingenti destinate a rapida obsolescenza.
- Revisione degli Istituti Tecnici: Il taglio delle ore disciplinari (italiano, matematica, geografia, diritto ed economia) e la scomparsa del biennio unitario orientativo segnano il passaggio dall’istruzione all’addestramento precoce.
- Liceo del “Made in Italy”: Un progetto dal chiaro intento ideologico volto a piegare il sapere umanistico e scientifico alla retorica nazionalista e alle logiche del marketing imprenditoriale.
- Valutazione e Voto di Condotta: Il ritorno ai giudizi sintetici nella primaria e l’inasprimento del voto di condotta configurano una pedagogia dell’obbligo e del castigo, mirata a formare sudditi spaventati anziché cittadini critici.
- Indicazioni Nazionali 2025: Elaborate senza il coinvolgimento dei docenti, puntano a superare l’autonomia scolastica per tornare a un centralismo ministeriale di stampo prescrittivo.
- Dimensionamento e Privatizzazione: Mentre si accorpano e chiudono plessi nelle aree fragili del Paese per tagliare risorse, si foraggiano i privati aggirando l’art. 33 della Costituzione. L’ipotesi di affidare ai privati la gestione strutturale delle scuole tramite project financing segna la volontà di socializzare i costi e privatizzare i profitti.
La prospettiva della Pedagogia Democratica (della Costituzione)
È necessario riaffermare con forza la pedagogia democratica (Freinet, Lodi, Dewey) come unico strumento di emancipazione per le classi subalterne. Rifiutare la scuola delle “competenze neoliberiste” e dei test standardizzati non significa rigettare il valore del saper fare, ma rivendicare una valutazione che sia processo formativo e non esercizio di potere e selezione sociale. La nostra azione deve situarsi nel dibattito culturale in corso, alimentando l’opposizione al modello della scuola-azienda.
Il Diritto allo Studio a Roma e nell’Area Metropolitana
La situazione del Lazio e della Capitale riflette il fallimento delle politiche governative: il modello “4+2” è stato rigettato dalle famiglie, come dimostrato dal flop delle iscrizioni e dal successo delle mobilitazioni contrarie.
Nelle periferie romane, gli Istituti Comprensivi restano gli ultimi presidi contro la dispersione, nonostante il dimensionamento abbia creato strutture sovraffollate e difficili da gestire. Lo stato degli edifici scolastici è drammatico: oltre 80 istituti nella Città Metropolitana necessitano di interventi urgenti. La mancanza di programmazione e l’assenza di democrazia nell’ente di secondo livello aggravano la crisi. È necessario aprire una conflittualità istituzionale affinché le scuole escano dai vincoli del Patto di Stabilità, dirottando le risorse oggi destinate al riarmo verso la sicurezza di studenti e personale.
Linee guida per l’Azione Politica nei Municipi
L’analisi politica deve tradursi in prassi quotidiana nei quartieri, costruendo relazioni tra docenti, genitori e studenti. La linea d’azione si articola sui seguenti punti:
- Rafforzamento del Forum Roma Bene Comune: https://scuolaroma.freeflarum.com Consolidare questo strumento per organizzare inchiesta e assemblee pubbliche sullo stato delle scuole nei singoli municipi.
- Contrasto alla standardizzazione: Sostenere il boicottaggio delle prove INVALSI, rivendicando finanziamenti basati sulle necessità reali e non su classificazioni di merito.
- Rete di intervento territoriale: Implementare il lavoro politico dei circoli collegando il diritto allo studio ad altre vertenze (mobilità, trasporti, manutenzioni).
- Mutualismo e Inchiesta: Organizzare mercatini del libro usato e doposcuola popolari come strumenti di inchiesta e risposta concreta ai bisogni delle famiglie.
L’obiettivo prioritario è ricostruire la coscienza sociale e di classe a partire dalla scuola del quartiere, organizzando la rabbia sociale contro il degrado delle strutture e la distruzione sistematica della scuola pubblica.
* Referente del Gruppo Scuola” Prc Federazione di Roma
