di Roberta Cecili—- 

Mentre nel nostro territorio si soffre la carenza di abitazioni, in spregio a ciò la ATER ha appena firmato un protocollo di intesa con il Ministero degli Interni per assegnare gli immobili resisi disponibili alle forze dell’ordine con il pagamento di un affitto a canone calmierato. Nelle molteplici situazioni di disagio che si incontrano ai quattro angoli di Roma (soprattutto) la ATER, in barba al rispetto delle graduatorie, invece che utilizzare i suoi fondi per recuperare, con la necessaria manutenzione, gli alloggi da tempo chiusi al fine di sopperire al disagio abitativo, li utilizzerà per sistemare ed assegnare questi appartamenti alla polizia di Stato, dentro una visione politica tutta incentrata su un’ottica securitaria che vuole “rafforzare la sicurezza e promuovere la riqualificazione del tessuto urbano” secondo quanto espresso dal Presidente della Regione Lazio Rocca e dal Ministro degli Interni Piantedosi.

Un sistema decisamente innovativo in virtù del quale il controllo del territorio si effettua praticamente anche “a domicilio” usando, questo pare essere lo scopo, come deterrente la presenza effettiva dei poliziotti nei contesti urbani che si ritiene debbano essere mantenuti sotto osservazione.

Da tempo ATER ha modificato la sua struttura societaria, come abbiamo già più volte evidenziato nei nostri articoli, ma stavolta subisce un’ulteriore mutazione diventando anche un “ente atto alla difesa territoriale”.

Uno dei punti salienti di questo protocollo d’intesa prevede il pagamento di un affitto a “canone concordato”. Si può facilmente pensare che tale facilitazione sia dovuta al fatto che la presenza sul territorio (anzi nel condominio!) delle forze dell’ordine debba essere vista come lavoro “straordinario” retribuendolo con il pagamento di un affitto il più possibile leggero.

Sgombriamo subito il campo: noi non pensiamo che un operatore di polizia non abbia il diritto di chiedere un alloggio popolare qualora sussistano le motivazioni che regolano tale richiesta ma pensiamo, invece, che un’operazione di questo tipo si inserisca dentro il pacchetto relativo alla sicurezza che il Governo sta mettendo in atto e che nulla ha a che vedere con le politiche di miglioramento del territorio se non mettere sotto stato di assedio situazioni già complicate che richiederebbero, diversamente, investimenti in termini di cultura, scuola, occasioni! E invece che cosa si fa? Si prova a blindare i territori facendoli occupare in pianta stabile dalla polizia.

Nel frattempo tutta questa solerzia da parte di ATER cozza profondamente con le sue mancanze ormai ataviche e che stanno diventando praticamente costanti nel tempo. Ci riferiamo, ancora una volta, alla situazione di Pincherle e Colli Portuensi rispetto alle quali, nella settimana passata, la Regione ha votato una Mozione che chiede ad ATER di regolarizzare i contratti di affitto di quell’inquilinato che è da ben 17 anni senza!  

Ecco questi sono i punti sui quali ATER dovrebbe concentrarsi, fare il suo lavoro e farlo bene, invece che diventare uno strumento governativo nelle politiche securitarie. 

Un problema certo si risolve con questa operazione: quello di infiltrare le forze di polizia nei territori.  Adesso tutto avverrà alla luce del sole.