di Massimo Pasquini—-
La manifestazione del 19 settembre a Roma con migliaia di persone ha mandato un segnale forte e chiaro.
Ha alzato l’asticella del confronto con Governo, Comuni (in particolare Roma e quelli progressisti) e al campo largo.
In particolare il Comune di Roma deve rispondere ora con passi concreti, basta parole.
Il comune deve ritirare la delibera approvata nel 2025 relativa al piano per l’abitare 2023-2032, fondato su social housing privato, studentati privati con briciole di case a costo (dicono) calmierato e che addirittura prevede 20.000 alloggi ad affitti a libero mercato (si avete letto bene a libero mercato).
E si fermi la proposta di delibera degli assessori Veloccia e Zevi sul regolamento dell’alloggio sociale un inno alla subalternita’ nei confronti di privati e fondi immobiliari, su social housing e studentati di lusso.
Ora e’ il tempo dei fatti da Spin Time e da tutte e dico davvero tutte le vertenze anche quelle che hanno ritenuto di non partecipare al corteo venga un segnale unitario perché sul diritto alla città a decidere siano gli abitanti, da qui non si torna indietro.
Da Roma il segnale e’ stato dato.
Ora le questioni urbanistiche, di rigenerazione urbana e di politiche abitative, sono diventate tema nazionale nell’agenda politica.
Infine sgombriamo il campo da una narrazione che vede anche gruppi consiliari di sinistra ergersi a difensori acritici del sindaco Gualtieri.
Non e’ in discussione la rielezione del sindaco. La poltrona di sindaco a Roma, non e’ contendibile da una destra evanescente e incapace di individuare un competitor adeguato.
Una destra capace solo di urlare sguaiatamente.
Se cosi e’ allora il Sindaco, la Giunta, la maggioranza consiliare, nonché M5S e Avs, aprano una interlocuzione vera con la città, perché quella parte che e’ scesa in piazza il 19 settembre non e’ più disposta ad accogliere chiacchiere e passarelle.
Altrimenti il rischio e’ di rompere con questa parte di città che chiede di decidere sulla propria città e non di delegare perché quando ha delegato si sono visti i risultati.
Infine da quanti hanno sostenuto e partecipato al corteo e da quanti hanno legittimamente deciso di non partecipare venga un segnale di unità e di ritrovarsi nell’unificazione di tutte le vertenze pur, nel rispetto delle rispettive autonomie e proposte.
Anche da noi la città pubblica chiede unità in una sorta di alleanza per la città pubblica.
